Separazione di fatto: di cosa si tratta

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Separazione di fatto: di cosa si tratta

Separazione di fatto: di cosa si tratta
Separazione di fatto: di cosa si tratta

La separazione “di fatto”, rappresenta il modo più agevole e rapido per manifestare l’esistenza di una crisi fra due coniugi.

La separazione “di fatto”, porta all’effettiva interruzione del rapporto di coppia, questo è voluto da parte di uno o da entrambi i coniugi. Il modo per porla in atto, nella maniera più comune, è con l’abbandono di uno dei due del tetto coniugale. Con un eventuale accordo si stabilisce il sostegno economico alla parte meno agiata.

Questa separazione, non costituisce un valido presupposto per dare via ai tre anni che devono decorrere per ottenere il divorzio. Inoltre, non produce nessun effetto giuridico. Potrebbe però, essere adottata quale elemento di addebito ai danni del coniuge. Questo nel caso abbia violato degli obblighi di assistenza morale o materiale.

La separazione “di fatto”, è presa in considerazione in tema di successione o come causa ostativa all’adozione. Questo suo carattere transitorio fa si che i suoi effetti cessino con la riconciliazione. Per favorire il recupero della sintonia famigliare, il legislatore, ha previsto che non vi siano necessari alcun tipo di formalità particolare. Basta, infatti, tenere un comportamento che sia incompatibile con la separazione.

L’abbandono del domicilio domestico coniugale, senza preavviso verso l’altro coniuge oppure senza una giusta causa, la violenza fisica o verbale e il tradimento. Potrebbe portare al carcere, in casi molto rari. Pregiudica, però, qualsiasi diritto e interesse legittimo dell’altra parte a ricevere un assegno di mantenimento. In quanto violare l’obbligo di coabitazione fa decadere l’obbligo di mantenimento e dell’assistenza. Comporta, inoltre, l’affidamento all’altro coniuge dei figli e della casa coniugale, oltre che l’addebito di tutte le spese di separazione. Questo abbandono porta anche a pregiudicare la propria quota in caso di eredità o di ricevere la propria quota per le proprietà acquisite dopo il matrimonio, se si era optato per la comunione dei beni.

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