Serena Mollicone: dopo 16 anni dall'omicidio spunta una nuova pista

Serena Mollicone: dopo 16 anni dall’omicidio spunta una nuova pista

Cronaca

Serena Mollicone: dopo 16 anni dall’omicidio spunta una nuova pista

serena mollicone

Serena Mollicone, la ragazza di Arce scomparsa il primo giugno 2001 e ritrovata morta due giorni dopo, sarebbe stata picchiata e poi soffocata.

Serena Mollicone, la ragazza diciottenne di Arce, nel Frusinate, scomparsa il 1° giugno 2001 e ritrovata morta due giorni dopo in un boschetto, sarebbe stata picchiata con violenza e poi soffocata, probabilmente con un sacchetto intorno alla testa. In base a quanto trapelato sui risultati della perizia del medico legale, le lesioni al capo sarebbero compatibili con l’urto su una porta sequestrata in un alloggio della caserma dei carabinieri di Arce.

Omicidio Serena Mollicone

Il delitto di Arce è un caso di cronaca nera che riguarda la diciottenne Serena Mollicone avvenuto in provincia di Frosinone. Serena Mollicone era una ragazza solare che frequentava l’ultimo anno del Liceo Socio-Psico-Pedagogico “Vincenzo Gioberti” a Sora. Suonava anche il clarinetto nella banda del paese. La madre era morta per una grave malattia quando lei aveva sei anni e il padre Guglielmo era un insegnante elementare. La sorella Consuelo non viveva più ad Arce, ma a Como.

Serena Mollicone era uscita di casa la mattina del primo giugno 2001 per andare in ospedale a fare una visita medica.

Uscita dall’ospedale si recò in panetteria dove acquistò diversi tranci di pizza e, dato che non tornava a casa per pranzo, si presume dovesse vedere qualcuno con il quale pranzare.

La ragazza sarebbe dovuta tornare a casa alle 14.00 perchè avrebbe dovuto vedere il fidanzato e completare la tesina della maturità. Ma Serena Mollicone non tornò mai a casa. Scomparve ufficialmente il primo giugno da Arce e il cadavere venne ritrovato due giorni dopo da una squadra della Protezione Civile nel boschetto di Fonte Cupa ad Anitrella, a circa 8 Km da Arce.

Il corpo della ragazza è stato ritrovato con un sacchetto di plastica sulla testa, mani e piedi legati e una ferita profonda vicino all’occhio. A causare la morte di Serena Mollicone è stato, però, un pezzo di nastro adesivo che le bloccava le vie aeree.

Molti sono stati gli indagati, uno tra questi il Carabiniere Santino Tuzzi che era persona informata dei fatti e che nel 2008 si tolse la vita con una pistola di ordinanza nella sua Fiat Marea.

Un suicidio che desta molti dubbi. Ad ora, gli unici indagati per la morte di Serena Molliocone restano il Maresciallo Franco Mottola, la moglie e suo figlio.

La svolta

Il caso di Serena Mollicone rimase fermo per anni, non si riuscì a proseguire con le indagini per mancanza di prove. In questi giorni, però, è arrivata la notizia di una clamorosa svolta a seguito di nuovi esami effettuati sul cadavere della ragazza riesumato un anno fa.

La nuova perizia medico-legale presentata ai magistrati fa emergere nuovi particolari sul caso: la ferita trovata sulla testa della ragazza è compatibile con la rottura trovata sulla porta di un alloggio nella caserma dei carabinieri di Arce. Serena si sarebbe recata in caserma per denunciare il figlio del Maresciallo, forse per una questione di droga, e da lì non sarebbe mai più uscita.

Da questi nuovi esami è emerso infatti che la ragazza sarebbe stata picchiata brutalmente e soffocata con un sacchetto di plastica.

Una vicenda che in questi anni ha subito molti colpi di scena e altrettanti depistaggi, e che vede al momento come unici indagati proprio l’ex maresciallo dei Carabinieri di Arce, Franco Mottola, la moglie e il figlio. Sui tre pende l’accusa di omicidio colposo e occultamento di cadavere, ancora non confermata da tutti gli esami e accertamenti svolti fino ad oggi.

“La relazione medico-legale – ha commentato l’avvocato Dario De Santis, che difende la famiglia Mollicone – è sicuramente un elemento importante, che potrebbe anche rivelarsi decisivo. Aspettiamo di leggerla per capire bene, prima di decidere eventuali altre iniziative”. Per il legale “gli accertamenti sono stati svolti nel modo più completo possibile”.

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