Sergio Ramella, ricordare in jazz

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Sergio Ramella, ricordare in jazz

Non molto tempo fa, a Torino il jazz era lui. Uomo discusso, controverso e troppo diretto perché tutti gli fossero vicini, ma sincero e totalmente appassionato, Sergio Ramella era quello che portava a spasso Sarah Vaughan dopo un concerto e le chiedeva ‘Mia cara, ristorante lussuoso o semplice ma dove si mangia bene?’ e poi la portava a sedersi sulle panche della Birreria Frejus… (nella foto, con lui c’è un giovane Wayne Shorter)

Si apre stasera, alle 19:30 presso lo spazio espositivo Temporary Art Café a Torino in piazza Emanuele Filiberto n. 11, una mostra fotografica voluta dalla moglie Silvia e dalla figlia Simona per riunire in una sola occasione scatti estemporanei e foto ‘di scena’ imperniati sulla figura di Ramella non solo quale organizzatore dei più prestigiosi Festival jazz ma anche e soprattutto come amico dei più grandi musicisti e testimone di un’epoca davvero straordinaria e musicalmente feconda.

Il bianco e nero ‘grafico’ degli scatti rubati nel backstage e sul palco si fondono con le bellissime fotografie di Roberto Tarallo (fotografo ufficiale del JVC Newport Jazz Festival) a creare un’atmosfera magicamente evocativa anche per chi non fa o non ha fatto parte di questo mondo. Le immagini cristallizzano attimi di vita, dialoghi sorridenti con Miles Davis, Chet Baker, Art Blakey, Dizzie Gillespie e molti altri; riescono a dare corpo a un’emozione fortissima attraverso una potenza iconografica e di rimandi veramente intensa.

(Nella foto: Sergio Ramella con -da sinistra – Rosario Bonaccorso, Danilo Rea, Roberto Gatto, Flavio Boltro e Gino Paoli)

Strano, ma non troppo, che questa mostra, a lui dedicata in occasione del suo settantaquattresimo compleanno, inizi proprio il giorno dopo la serata finale del Torino Jazz Festival: nuova kermesse costruita ad arte ed estremamente composita ma dalla quale il Nostro è stato lontano. In tutti i sensi. Questo filo ideale, da ciò che sarà il jazz a Torino a ciò che invece ha rappresentato ha in sé qualcosa di profondamente malinconico, ma pone in ogni caso le basi per fare in modo che l’amore e l’attenzione di questa città, verso un mondo e una musica tanto prismatici e affascinanti, siano sempre alti. E mai approssimativi.

Lorenza Cattadori

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