Serie A, il punto: in testa vince chi corre

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Serie A, il punto: in testa vince chi corre

Il day after lo scontro diretto è stato quello delle polemiche arbitrali, delle accuse vere o presunte riportate a mezzo stampa e dell’”amicizia finita”: davvero un brutto epilogo per la partita che avrebbe dovuto riportare il calcio italiano a livelli europei. O forse è proprio quello che ci voleva visto che i veleni fuori e dentro il campo di Milan-Juve ricordano da vicino quelli del grande Clasico di Spagna. Nei 90’, però, la distanza rimane tanta, perché a San Siro si è vista una partita intensa e combattuta, ma senza picchi tecnici. Colpa, si fa per dire, di due allenatori che hanno preferito la corsa alla tecnica: perché se Allegri ha trasformato il volto del Milan fin dallo scorso anno con il centrocampo muscolare capace di sfoderare un’aggressività che non si vedeva dai tempi di Sacchi, è altrettanto innegabile che se la Juve non incanta più come ad inizio anno è proprio perché ha perso la brillantezza fisica che l’aveva contraddistinta.

Ma è ancora presto per sapere se l’ottimismo di Allegri che ha fine partita ha parlato di “lotta scudetto al 50-50” sia fondato: per il computo degli scontri diretti a favore della Juve e perché se la contesa sarà solo sul piano fisico saranno i bianconeri, inferiori tecnicamente, ad avere tutto da guadagnare. Così ha vinto, o quasi, chi ha corso di più, al netto degli errori arbitrali che, è bene ricordarlo, quest’anno sono tanti ma distribuiti, come dimostrato dalla super-sfida: ovviamente non in modo scientifico ma per semplice inadeguatezza di una classe arbitrale ben lontana dagli anni migliori.

Per il resto la giornata ha vissuto sul restringimento della lotta per il terzo posto a tre squadre: la Lazio, che dopo tre giorni da incubo piega una Fiorentina in caduta libera e torna a sorridere, l’Udinese che spezza la serie del Bologna tornando al successo esterno ma anche il Napoli, che segna l’ennesimo capolinea stagionale dell’Inter.

Quattro giorni dopo la notte contro il Chelsea gli azzurri non sbagliano l’ennesima finale e si rilanciano. Accompagnato da numeri da incubo si chiude invece l’era nerazzurra di Ranieri: da un mese la squadra sa solo perdere in ogni competizione, in campo va ormai una squadra triste, quasi rassegnata. Inevitabile l’ennesimo cambio alla guida tecnica viste anche le evidenti fratture tra tecnico e parte dello spogliatoio (Sneijder, Milito) anche se recuperare nove punti a Lazio ed Udinese sembra una chimera: ma va dato atto a Ranieri di essere affondato con coraggio. Quella difesa a tre del secondo tempo e la doppia sostituzione di Sneijder e Forlan all’intervallo non vanno lette come una provocazione bensì come la fredda fotografia del pessimo mercato, estivo ed invernale, condotto dalla società: ma se Pazzini si divora il pareggio allo scadere la colpa non può essere dell’allenatore, quanto di una rosa sopravvalutata e che non ha vissuto il doveroso ricambio nel dopo-Triplete.

Esce invece (ammesso che mai ci sia entrata) dalla lotta-Champions la Roma che nel pomeriggio aveva subito l’ennesimo crollo.

La discontinuità dei giallorossi è già stata approfondita a parte ma il sospetto è che non tutto possa emergere alla luce del sole: né per quanto riguarda la vera colpa di De Rossi, perché fare a meno del proprio leader per qualche minuto di ritardo sembrerebbe davvero tafazziano, né riguardo al giudizio che la società si sta facendo del lavoro di Luis Enrique. Perché se davanti ai microfoni Baldini si sforza per difendere i validi principi morali di Luis Enrique, è probabile che nelle segrete stanze ci si stia interrogando sulla bontà del progetto. Più che anno zero infatti questo sembra un anno quasi da buttare: un po’ per colpa di ciò che è stato fatto e del molto che non è stato fatto sul mercato, in estate ed a gennaio (Sabatini al capolinea?), un po’ a causa del manicheismo tattico dell’allenatore, che conosce un solo modulo ed una sola applicazione delle proprie idee di gioco, contro ogni avversario.

Non il modo migliore per far crescere tanti giovani.

Sul fondo classifica invece continua il momento d’oro del Lecce ed il suo duello a distanza con il Siena. Le vittorie di giallorossi e bianconeri alzano la quota salvezza coinvolgendo anche squadre insospettabili: dal Parma sprecone e troppo timido visto a Genova fino al Bologna, che paga cara la prima sconfitta del 2012, passando da una Fiorentina che forse, e non è un paradosso, è quella che dovrà preoccuparsi di più. Anche questa volta, comunque, risultati a parte, è Serse Cosmi a vincere il duello a distanza con Sannino. Perché la sua squadra gioca, non si arrende alle rimonte e pare crederci sempre di più. Il blitz di Cagliari vale oro per il morale: assai più del 4-1 dei toscani, agevolati da 89’ di superiorità numerica. Giornataccia invece per Cesena e Novara che perdono male e sprofondano: la salvezza è lontanissima numeri alla mano e non solo.

E siamo solo ad inizio marzo.

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