Serie A, il punto: Juventus e Lazio, chiamiamole rivelazioni COMMENTA  

Serie A, il punto: Juventus e Lazio, chiamiamole rivelazioni COMMENTA  

Meno nove, ed ancora più quattro. E’ ancora la Juventus ad uscire vittoriosa dal confronto a distanza contro il Milan: perché se nella realtà i bianconeri hanno sofferto nell’avere ragione dell’Inter più di quanto il Milan abbia faticato per piegare la Roma è innegabile che al massimo di condizione e gioco, la Juve piaccia e diverta di più. Ma da una giornata con potenziali trappole i rossoneri escono con lo stesso vantaggio e 90’ in meno da giocare, oltre che con le solite certezze: Allegri ha saputo trasformare la vecchia squadra spettacolo in un undici tutta corsa e grinta. Senza Ibra la musica sarebbe diversa, e chissà come sarà senza Thiago Silva: il calendario sembra una strada spianata ma un mese senza il leader difensivo è un’incognita in attesa di sapere come la squadra uscirà dal doppio confronto contro il Barcellona. Una sfida cui guarderà anche Conte: pure la buona Inter del primo tempo è uscita scottata dal tritatutto bianconero fatto di corsa e grinta. Comunque vadano le cose il tecnico della Juve è già Panchina d’oro virtuale 2012 per come ha saputo trasformare la squadra e farla rendere oltre le proprie qualità.


Un’impresa simile a quella di Reja: la sua Lazio è la protagonista di una domenica con appena quattro vittorie su dieci partite. Una vittoria di platino, quella dei biancocelesti, l’unica della domenica pomeriggio insieme a quella dell’Atalanta che nel lunch match aveva regolato un Bologna in clima pre-vacanziero. Con tutto il rispetto del Catania, la squadra di Reja è la vera rivelazione della stagione: tormentata da infortuni e guai vari i biancocelesti stanno sempre sul pezzo e nel primo giorno senza Klose s’aggrappano addirittura al primo gol in Serie A di Diakitè. Un segnale del destino? Forse, ma vincere allo scadere dopo una gara non brillante è merito più che fortuna, soprattutto in una giornata da potenziale svolta visto l’harakiri del Napoli che si fa rimontare due gol dal Catania mostrando un preoccupante calo di tensione oltre che le consuete disattenzioni difensive che hanno già infranto il sogno-Champions.


Tutti i pareggi intanto hanno riguardato la zona bassa: niente paura, però, non è il caso di avanzare sospetti di calcoli anticipati o partite da mettere sotto la lente d’ingrandimento.

Tutte le gare infatti sono state combattute fino alla fine, eccetto il secondo tempo di Chievo-Siena: più che la strategia potè la paura che ha bloccato ad esempio la rincorsa salvezza di Novara e Lecce.

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Tanto a Cesena che a Genova infatti si è giocato con un orecchio teso a quanto succedeva al Piola: le due squadre si sono affrontate con coraggio solo nel secondo tempo e lo 0-0 finale è la fotografia migliore di due formazioni che se valesse solo il girone di ritorno sarebbero in piena media salvezza ma che purtroppo sono costrette a scontare gli errori estivi capaci di produrre una prima metà di stagione da record negativi. Per questo il pareggio sa di mezza condanna per entrambe, che peraltro rischiano di dover pagare un prezzo alto allo scandalo-scommesse: con profondo sospiro di sollievo del Parma, che a Cesena è ancora perseguitato dalla sfortuna (due pali) ma rischia pure la beffa, e del Genoa che soffre oltre il dovuto contro la Fiorentina ma evita in extremis una sconfitta pericolosissima. Per entrambe le ex aspiranti grandi il 2-2 del Ferraris sa di nostalgia ma questa volta a sorridere è Delio Rossi: la sua squadra ha saputo reagire alla settimana da incubo del post-Juve mostrando cuore e gioco. Sarà poco ma quanto basta per un finale di stagione almeno dignitoso. Lo stesso obiettivo inseguito dal Cesena: la squadra di Beretta è di fatto condannata ma è viva e lotta con tutti. Durerà?

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