Serie A, il punto: la Juventus? Un Milan meno pratico COMMENTA  

Serie A, il punto: la Juventus? Un Milan meno pratico COMMENTA  

Nocerino continua a segnare, Marchisio no. Ibra è una totem, Matri un semplice bomber. Superficialmente, l’allungo delle distanze tra Milan e Juventus potrebbe spiegarsi così: si tratta ovviamente di una forzatura nella giornata in cui, in un ideale parallelo, sono stati proprio i bianconeri a convincere di più sul piano del gioco. Ma la questione è sempre la stessa: il Milan, con o senza Ibra, ha una forza fisica e mentale riconoscibile che le permette di sbloccare spesso molto presto le partite, soprattutto contro le piccole, per poi gestirle a piacimento grazie ad un centrocampo a torto ritenuto solo muscolare, e capace di ovviare alle undici assenze che flagellano un organico che, al completo, avrebbe forse già fatto il vuoto. La Juve invece, una volta assodato che il 4-3-3 è l’assetto giusto, non trova mai il colpo del ko anche dopo partite dominate come quella di Genova. Qui non è questione di condizione fisica: i bianconeri hanno schiacciato i rossoblù difettando però sotto porta.


La colpa non è solo della sfortuna o dei torti arbitrali che, silenzio stampa a parte, hanno riguardato anche il Genoa, ma dell’assenza di risolutori in una squadra che deve sempre giocare al massimo per vincere. Certo quattro punti in un campionato così equilibrato sono tanti ma la Juve non getta ancora la spugna: sarebbe delittuoso farlo dopo una partita del genere, e con la corsa Champions del Milan ancora in piedi, ma è altrettanto evidente che la scioltezza del Milan può essere frustrante. Per il resto la giornata ha vissuto sul risveglio dell’Inter: una vittoria liberatoria quella di Verona che sembra però destinata ad essere più utile in ottica Marsiglia che per un campionato che vede la zona-Champions ancora molto distante (otto punti) nonostante più che a livello numerico a causa delle tante avversarie da superare, su tutte un Napoli che scoppia di salute: a Londra gli azzurri si giocheranno un pezzo di storia, consapevoli però che anche in caso di ko la Champions dell’anno prossimo potrebbe rivederli tra i protagonisti grazie agli scivoloni di Lazio ed Udinese.


Clamorosa in particolare la caduta dei biancocelesti, che rovinano la gioia del derby crollando nel gioco e nei nervi davanti ad un Bologna comunque in forma smagliante.

Chiari ormai i limiti psicologici della squadra di Reja, che crolla appena si alza l’asticella. Sul fondo spicca la vittoria del Siena a Cesena, la prima in trasferta del campionato dei toscani: un successo significativo, che di fatto taglia fuori i romagnoli dalla corsa-salvezza con due mesi d’anticipo (con tutte le pericolosissime conseguenze del caso a livello di “motivazioni”), ma che non affossa le speranze del discreto Lecce visto a San Siro.

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Ma con un solo posto a disposizione, miracoli del Novara a parte che comunque bagna con un bel successo il Tesser-bis ed ora si giocherà tutto contro Siena e Lecce, la quota-salvezza rischia di abbassarsi: una buona notizia per i salentini e di riflesso pure per quasi metà campionato, dal Chievo al Cagliari, che ancora tremano. Intanto Cellino Ballardini e richiama Ficcadenti, cacciato con la squadra tranquillamente a centro classifica: anche il presidentissimo deve aver capito il proprio errore oltre al fatto che in questo momento proprio i sardi rischiano di diventare l'”obiettivo” più abbordabile del Lecce.

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