Serie A, il punto: la nazione della violenza e delle motivazioni

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Serie A, il punto: la nazione della violenza e delle motivazioni

Sono immagini che purtroppo faranno storia, che permetteranno al resto del mondo calcistico e non solo di deridere l’Italia. Perchè meno di due settimane dopo i tifosi del Genoa che interrompono una partita umiliando i giocatori chiedendone ed ottenendone la svestizione, la follia si trasferisce dagli spalti al campo, anzi alla panchina. L’incredibile aggressione di Delio Rossi ad Adam Ljajic è ovviamente costata la panchina all’allenatore viola (al suo posto Vincenzo Guerini) ma questo è l’ultimo dei problemi, per il tecnico, che rischia seriamente di andare incontro ad un lungo stop forzato, e per l’intero mondo del calcio, che peraltro si è chiuso a riccio nel proprio tipico cerchiobottismo. Da una parte i calciatori che difendono Ljajic e la sua reazione, gravemente offensiva, verso il tecnico, dall’altra gli allenatori che provano a proteggere il collega attaccando la moda dei giocatori di ribellarsi alla sostituzione.

Ma al di là del gioco delle parti, e dell’immediato pentimento di Rossi, peraltro tardivo vista l’incredibile semplicità con cui ha gestito la ripresa, l’episodio va oltre ed è figlio dell’incapacità di tutte le parti in causa nell’accettare il peso psicologico di una stagione sotto le aspettative.

Perchè tanto a Genova come a Firenze il nervosismo dei tifosi e di un allenatore si spiega con la mancanza di serenità anche di fronte ad un rischio-retrocessione. Ma è fin troppo evidente che se con forza è stato condannata la violenza verbale di una frangia di tifoseria genoana, con maggior forza va stigmatizzato la reazione insensata di chi indossa una maglia ufficiale, di chi sta dall’altra parte della barricata, di chi si spende settimanalmente per combattere la violenza, ma purtroppo solo a parole. Non può esserci alcuna giustificazione per un simile episodio, nè lo stress fisico nè quello morale, per un episodio che non ha precedenti nella storia del calcio. E che, tanto per cambiare, è successo in Italia.

Tutto questo ha fatto passare in secondo piano quanto successo sul campo, e di cose ne sono successe molte. La più significativa viene dai passi falsi di Inter e Lazio, entrambi inaspettati: risultati che confermano come entrambe le squadre abbiano bisogno di un profondo restyling, a partire dalla guida tecnica.

Risultati che hanno di fatto chiuso la corsa al terzo posto a vantaggio del Napoli. Gli azzurri dovrebbero fare senza problemi i sei punti necessari ed il vantaggio negli scontri diretti sull’Udinese fa dormire sonni tranquilli a Mazzarri. La Juventus invece per una volta tradisce sul piano della concentrazione: quella stessa ferocia che ha permesso una stagione da sogno tradisce Conte proprio nella prima potenziale serata-scudetto, ma nessun allarme. Pure in casa-Milan in pochi si fanno illusioni per questo -1: le ultime due partite che attendono la Juventus, a Trieste contro il Cagliari ed in casa contro l’Atalanta, non rappresentano certo ostacoli esorbitanti per i bianconeri, che si sono solo concessi una serata di mezzo riposo e non solo con Buffon, ma con i centrocampisti insolitamente imprecisi e gli attaccanti in apnea. Il punto trovato fa però in parte la felicità del Lecce che in caso di sconfitta sarebbe stato di fatto condannato: dire che la Juve si sia impietosita è forse sostenere troppo (ma fare la festa in casa all’ultma di certo gli ultimi 180′ della corsa salvezza saranno infuocati.

Con Cagliari e Palermo aritmeticamente salve (e con il Novara retrocesso) l’ultimo posto in A se lo contenderanno Fiorentina, Genoa ed appunto Lecce.

Sabato è in programma Lecce-Fiorentina, e Cosmi ha già invocato la contemporaneità con la partita del Genoa, impegnato ad Udine. Possibile uno slittamento a domenica ma ora il Grifone, che all’ultimo turno ospiterà il Palermo, trema davvero perchè finire a pari punti con i salentini significherebbe retrocedere per la differenza reti. Alla Fiorentina manca un punto per la tranquillità: lo otterrà a Lecce o domenica 13 in casa contro il Cagliari? A voi la risposta. Ma in fondo siamo in Italia: dove vince la violenza, e le motivazioni.

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