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Serie A: l’Inter riaccende il sogno
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Serie A: l’Inter riaccende il sogno

Alla penultima di andata, il campionato si diverte a smentire quanto forse precipitosamente detto settimana scorsa. Le grandi hanno vita facile contro mezza Serie A? Ed ecco che la Juventus si fa fermare in casa dal Cagliari rendendo ancora più speciali le ultime ore di vigilia del derby. Le ultime tre sono già spacciate? Subito pronta la smentita con il colpaccio del Lecce a Firenze e la vitale vittoria del Cesena contro il Novara. Insomma sembra essere già tornata a cara vecchia Serie A che nasconde insidie su ogni campo e che fa rispettare il fattore campo: ben cinque le vittorie interne, pur con ancora una partita da giocare ed una da completare, ed un solo successo esterno, proprio quello tutt’altro che immeritato del Lecce che riapre la crisi della Fiorentina, escludendo quello dell’Inter. E’ però il passo falso interno della Juventus la notizia del giorno: nulla di scandaloso né, ancora, di preoccupante, sia chiaro, ma lo stop fa ancora più notizia perché subito in casa, laddove la squadra di Conte aveva finora lasciato le briciole agli avversari anche in termini di gioco ed occasioni.

A ben pensarci, però, qualche avvisaglia si era vista già prima di Natale contro il Novara oltre che domenica scorsa a Lecce: le gambe non girano più (o ancora?) come in autunno e di conseguenza, per una squadra più fisica che tecnica come quella di Conte, ciò non può che ripercuotersi immediatamente sui risultati.

Il rischio concreto di perdere la testa della classifica tenuta, da soli o in coabitazione, per quindici giornate su diciassette non deve spaventare il popolo bianconero, casomai far affrettare a Marotta le operazioni di mercato che devono essere compiute perché il problema principale è quello di una coperta troppo corta per far fronte ad un modulo molto dispendioso.

E’ stato comunque il derby a definire la penultima di andata come una giornata potenzialmente spartiacque: perché abbassa la media-scudetto (la possibile quota 41 punti per il titolo d’Inverno sarebbe la più bassa degli ultimi cinque anni) e perché fa capire che le due battistrada della prima parte della stagione sono in debito di ossigeno. Non è un caso forse che si tratti delle uniche due formazioni che abbiano effettuato un ritiro durante la pausa e forse tutto questo servirà a correre di più in seguito ma i problemi di Allegri e Conte sono anche altri.

Di essi ha approfittato come meglio non avrebbe potuto Ranieri: di certo quella che segna la prima caduta interna del Milan dopo tredici mesi (ultima il 18 dicembre 2010, 0-1 contro la Roma firmato Borriello) non è stata una stracittadina indimenticabile. Appena sei tiri in porta equamente divisi la dicono lunga e fanno capire l’importanza della posta in palio: è stata una gara tattica, spesa a non far giocare l’avversario e se un pareggio avrebbe rispecchiato meglio l’andamento della gara va dato merito all’Inter di essere stata più cinica sotto porta ed impeccabile nella fase di non possesso. Nessun pressing ultraoffensivo ma due linee strette per non dare spazio agli inserimenti dei mediani rossoneri. Tutto giusto ma per sognare la rimonta che ora i numeri non definiscono più impossibile servirà qualcosa di più. Il difficile, insomma, per Ranieri viene adesso ed anche per questo Milan e Juve rimangono al momento le due candidate più credibili allo scudetto.

Eppure l’Udinese è ancora lì nonostante la sconfitta di Genova dove però i friulani non perdono sotto l’aspetto del gioco: primo tempo spettacolare quello dei bianconeri, traditi poi ad inizio ripresa dalle disattenzioni difensive, forse causate dalle tante assenze dovute alla Coppa d’Africa.

A dispetto delle frasi di Guidolin certi giocatori non si regalano ma se la rimonta dell’Inter fa paura il passo lento del Napoli, bloccato dal Bologna e da una preoccupante involuzione, fa dormire sonni tranquilli a Guidolin. La controcopertina va a Cesena e Lecce: i salentini fanno scatenare l’Inferno a Firenze, con i tifosi che prendono d’assalto gli spogliatoi dopo l’ennesima prestazione sconcertante, mentre i bianconeri schiantano ben oltre il risultato un Novara cui non sono ancora bastati gli innesti. Risultati che, accoppiati con il bel debutto di Donadoni che travolge il Siena con il suo Parma, accorcia la zona bassa della classifica rendendo instabile la posizione anche delle otto squadre-cuscinetto che occupano il centro classifica. Attenzione in particolare a Fiorentina ed anche al Palermo, che perde a Verona (un punto in tre partite per l’inefficace cura-Mutti: la distanza dalla zona calda non è elevatissima e la scarsa abitudine a starsene là in fondo, unita ad una crisi tecnica innegabile, rischia di rendere un calvario la parte finale della stagione.

Ora i piemontesi sono ultimi insieme a Lecce, con il serio rischio di chiudere l’andata da soli vista la partita contro il Milan. Dodici punti a fine andata sono troppo pochi per una società modello che con la promozione sembrava poter aprire un ciclo duraturo. Ma la Serie A non perdona e richiede più professionalità (non scrivere il nome Rinuado sulla schiena del neo-acquisto…) e non sempre può bastare ricomporre le squadre a gennaio.

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