Serie A: numeri e curiosità della 21° giornata COMMENTA  

Serie A: numeri e curiosità della 21° giornata COMMENTA  

Provaci ancora, Igor. Igor Budan ha toccato quota 40 reti in Serie A grazie alla doppietta contro il Novara, la 166° partita nella massima serie giocata dall’attaccante croato con le maglie di Venezia, Atalanta, Ascoli, Parma, Cesena e Palermo che esordì in A e realizzò il primo centro a neppure vent’anni in Parma-Venezia del 16 marzo 2000. Un vero e proprio girovago che senza i tanti infortuni sarebbe sicuramente più vicino almeno a quota cinquanta. La media parla infatti di un quarto di gol a gara, niente male per chi non ha mai fatto un campionato intero, disputando anzi molti spezzoni e che, nell’unica occasione in cui ha toccato almeno le trenta presenze, è andato in doppia cifra (2007, 13 reti a Parma). Quanto alle doppiette, l’impresa gli era già riuscita in due circostanze, l’ultima delle quali quasi quattro anni fa, e curiosamente contro squadre appartenenti al suo futuro o al suo passato: il 14 maggio 2006 infatti Igor realizzò una doppia marcatura con la maglia dell’Ascoli contro l’Empoli mentre il 19 marzo 2008 l’attaccante croato decise a favore del Parma la sfida contro il suo futuro, il Palermo.


SprofondInter. D’accordo, la rimonta-scudetto era qualcosa di impossibile ma qui basta scivolare una volta per ritoccare i record negativi. Con quella di Lecce salgono infatti a sette le sconfitte stagionali dell’Inter in campionato: un numero abnorme considerando gli aurei tempi recenti ma pure il passato remoto. Se infatti anche in una stagione tribolata come quella dello scorso anno i ko complessivi furono otto ma a fine campionato, e se sono inutili tutti i paragoni con le due stagioni made in Mourinho in cui i ko furono otto ma in due anni equamente divisi, un simile andamento non si era mai registrato nella storia pluricentenaria del Biscione in Serie A. Neppure nelle stagioni peggiori: basti pensare che neppure nel campionato della Grande Paura, il ’93-94, le cose andarono così male visto che le sconfitte, quattordici alla fine dell’anno (ma su trentaquattro giornate) erano dopo venti giornate appena cinque. Record negativo solo sfiorato anche ai tempi di Lippi: il numero delle sconfitte erano infatti sei dopo venti giornate nel 1999-’00 mentre il bottino sale a sette nel campionato successivo ma alla 21° (undici a fine stagione). Al peggio non c’è mai fine, insomma: anzi forse no. Un anno senza Champions sarebbe peggio. Così come ritoccare quel record di quattordici rovesci…

Quegli zingari del gol. Primo gol con la maglia del Genoa per il Gila che sale a quota 143 reti in Serie A riducendo la distanza da Totò Di Natale, fermo a 144, che aveva allungato in un girone d’andata difficilissimo per l’ex attaccante della Fiorentina. Il primo sigillo in rossoblù è arrivato alla quarta presenza, lievemente sotto media rispetto a quanto gli riuscì a Firenze, dove seppe andare a segno al debutto contro la Juventus il 31 agosto 2008. Curiosi i tempi di reazione del Gila con le altre maglie: tanto a Piacenza quanto a Parma il bomber “impiegò” dieci partite per il battesimo del gol, tre invece le partite di attesa con le maglie di Verona e Milan. E segnando con sei squadre diverse il Gila è entrato nel ristretto novero dei bomber “plurimarcatori”, l’esatto contrario di Totti, a segno con una sola maglia: il primatista in questa speciale classifica, che tiene conto solo dei giocatori capaci di superare quota 100 reti, è l’imprendibile Nicola Amoruso. Nick piede caldo è stato infatti in grado di segnare 102 reti in A con ben dodici squadre diverse, per l’esattezza Sampdoria, Padova, Juventus, Perugia, Napoli, Como, Modena, Messina, Reggina, Parma, Atalanta e Torino. Un vero e proprio giro d’Italia. Alle sue spalle Bobo Vieri e Luca Toni, veri zingari del gol, che hanno spalmato i loro rispettivamente 142 e 102 gol in A su sette maglie diverse. Insieme a loro Sergio Clerici, bomber anni ’60-70 anch’egli a segno con sette squadre. Al secondo posto un gruppetto di tre giocatori “a quota” sei, tre dei quali in attivià: oltre a Gilardino infatti ecco Di Vaio e Cristiano Lucarelli ed insieme a loro Roby Baggio, Enrico Chiesa e Lorenzo Bettini.


Bomber Ambro. E’ stato un gol bello ma apparentemente inutile il terzo di Milan-Cagliari. Ma in verità quella realizzata da Massimo Ambrosini è stata una rete molto importante dal punto di vista storico e personale. Perchè mantiene un primato singolare che appartiene solo al biondo mediano rossonero ovvero quello di essere l’unico giocatore di movimento non attaccante capace di andare a segno almeno una volta in campionato nelle ultime quindici stagioni di Serie A. Una classifica per pochi, certo, ma che dà merito alle doti di incursore ed anche tecniche, vista la fattura del gol, di Ambrosini. Con quello segnato al Cagliari sono ventinove i gol segnati in 313 partite ufficiali di campionato con la maglia rossonera mentre quelli complessivi in Serie A salgono a trenta. E che Ambro potesse entrare nella storia del Diavolo lo si poteva intuire pensando al giorno ed all’avversario del primo gol in Serie A, quello realizzato all’Inter con la maglia del Vicenza il 30 novembre ’97, ma soprattutto pensando alla gara del primo gol ufficiale in maglia rossonera: 2 maggio ’99, il 3-2 alla Sampdoria decisivo per lo scudetto zaccheroniano. Da quel giorno, ogni anno, Ambrosini è sempre riuscito a timbrare il biglietto del gol almeno una volta all’anno con il massimo di sette nella stagione 2008-2009. Il record verrà ritoccato? Il contratto in scadenza lascerebbe pensare di no.

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