Serie A: numeri e curiosità della 23° giornata

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Serie A: numeri e curiosità della 23° giornata

Dodicesimi si nasce. Quella, seppur parziale, che è andata in archivio è stata non solo la giornata più “spalmata” della storia della Serie A, tra giovedì e lunedì, ma pure quella dei portieri di riserva. Tra sabato, domenica e lunedì infatti sono scesi in campo ben tre vice (Amelia, Julio Sergio e Pegolo) ed addirittura due che ad inizio stagione partivano come terzi portieri, l’atalantino Polito ed il catanese Kosicky. E detto che nessuno di essi ha perso, concentriamoci proprio su questi ultimi due e sulle loro “strane” storie.
Tomas Kosicky compirà ventisei anni tra un mese esatto ma il regalo più bello gliel’ha fatto prima il destino, e poi Vincenzo Montella. Due partite (o almeno una e… un quarto) il portierone ceco infatti non le aveva mai disputate, almeno in Italia. Ma tra la partenza di Andujar, l’infortunio di Campagnolo ed il rodaggio di Carrizo, ecco Kosicky pronto a giocarsi le sue carte.

I miracoli esibiti contro la Roma sono valsi la riconferma anche contro il Genoa: oltre 100’ e nessun gol al passivo per quelle che sono state la settima e l’ottava presenza assoluta in A al quarto campionato nella rosa rosazzurra. Ed ora sotto con il nuovo “record”, ovvero quello delle cinque partite consecutive, stabilito tra la 33^ e la 37^ del campionato 2008-2009. Carrizo (e Montella) permettendo.

Ciro Polito invece il 12 aprile ne compirà 33, di anni, e ne ha viste molte di più di Kosicky. Viste, ma giocate no perché quella contro il Lecce è stata appena la trentatreesima presenza in Serie A. Neppure un campionato intero per questo globetrotter dei pali che ha trovato nell’Atalanta l’undicesima squadra della carriera. Mezzi fisici non straordinari ma buona reattività, a fermare Polito è stato un carattere non sempre all’altezza della situazione, tra litigi con compagni ed allenatori fino a qualche intemerata extra campo, come quella che nel dicembre 2006 gli valse un rinvio a giudizio (ma fu poi assolto) insieme alla moglie per minacce alla polizia all’insegna del sempre attuale lei non sa chi sono io.

Dopo un’estate da svincolato, Polito era stato tesserato a settembre come terzo portiere a causa dei problemi fisici di Consigli: una manna per Ciro, fuori dal grande calcio dalla stagione 2007-’08, che fu appena la quarta da titolare della carriera, quando disputò trentuno partite con la maglia del Catania, club con cui era stato appena promosso in A. Ed una di esse gli sarà sicuramente tornata in mente domenica pomeriggio, nel ritrovarsi davanti David Di Michele: l’11 novembre 2007, infatti, mentre il calcio italiano era attonito per l’uccisione di Gabriele Sandri, all’Olimpico di Torino si giocava Toro-Catania. Al 75’ attaccante e portiere vennero a contatto: tra l’uscita spericolata di Polito e l’azzardo di Di Michele uscì un impatto terrificante. Il granata urlava dal dolore ed uscì in barella mentre Polito assisteva disperato a quanto, involontariamente, aveva procurato. Per fortuna lo spavento fu superiore al danno e due settimane dopo Di Michele tornò in campo.

I due si rincontrarono poi nella partita di ritorno al Massimino: ma forse non avrebbero mai pensato di rivedersi quattro anni dopo, a trentatre anni uno e trentasei l’altro.

Ex promesse. Sembrava una rete superflua, quella realizzata da Daniele Dessena contro il Palermo, ed invece è risultata decisiva per la vittoria del Cagliari. Soddisfazione doppia quindi per l’incursore parmigiano, classe ’87, che ha siglato l’undicesima rete in Serie A della carriera alla presenza numero 161. Numeri niente male ma che non esprimono al meglio il potenziale di questo giocatore letteralmente esploso ai tempi delle giovanili gialloblù (famoso un gol alla Juve di Capello l’8 febbraio 2006) ma poi entrato in un vortice negativo tra la retrocessione della squadra della sua città ed il passaggio alla Sampdoria, con cui, da settembre allo scorso 19 dicembre, ha disputato le finora uniche otto presenze in B della sua carriera. “A Cagliari mi sento a casa” aveva dichiarato appena tornato, sulla scorta di una felice parentesi sull’Isola nel 2009-2010.

E, chiamato a sostituire Biondini, l’ex doriano sta rispettando al meglio le consegne al punto da ritrovare anche la via della rete: soddisfazione che gli mancava dal 14 marzo 2010. Superfluo dire che la maglia indossata era quella del Cagliari aprendo le marcature della trasferta contro il Genoa poi persa 5-3. Il quinto moro prova a ripartire.

Maxi digiuno. 270’. Tre partite tonde tonde: dal 75’ di Milan-Cagliari 3-0 al 75’ di Udinese-Milan 1-2. Tanto è durato il digiuno di reti in campionato del Milan che in appena due settimane ha rischiato di buttare al vento la stagione. Per fortuna di Allegri, però, le partite “effettive” senza reti all’attivo sono state solo due, quelle contro Lazio e Napoli, prima che Lopez avviasse la rimonta al Friuli. E nel sottolineare che i due estremi di questa strana abulia non portano certo la firma di stelle di prima grandezza nel firmamento rossonero, va altresì rimarcato che il Diavolo è rimasto fino ad ora senza segnare per ben quattro partite in stagione, tre delle quali perse oltre allo 0-0 di Firenze.

Dati inconsueti, come inconsueto è stata quella lunga assenza dal tabellino marcatori. Per trovare un digiuno più lungo bisogna risalire alla stagione 2006-2007, quella degli otto punti di penalizzazione del post-Calciopoli: la squadra di Ancelotti rimase senza segnare per ben 287’, tra il gol di al della terza giornata contro il e quello di al del sesto turno contro il. Un record poco invidiabile ma non insolito visto che in altre due circostanze nella storia recente si sono avuti numeri simili: 239’ di digiuno tra la 24° e la 27° del campionato 2001-2002 e 238’ tra la settima e la decima della stagione 2007-2008.

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