Serie A: numeri e curiosità della 26° giornata COMMENTA  

Serie A: numeri e curiosità della 26° giornata COMMENTA  

Signora X. Dodici pareggi su venticinque partite: calcolo facile, quasi un X ogni due partite. Numeri che potrebbero inchiodare il sogno scudetto della Juve e che già ora sembrano una condanna: mai infatti nella storia del calcio una squadra che ha pareggiato così tante partite in un campionato di venti squadre ha poi portato a casa il triangolino tricolore. Ma pure per quanto riguarda la storia dei bianconeri, il dato attuale non ha molti precedenti. Viaggiando nella storia si scopre che il numero massimo di pareggi nella storia della Juve è di diciassette su trentaquattro partite, risalendo però alla peggior stagione di sempre dei bianconeri, quella chiusa a 12° posto nel 1956: subito dopo ecco i sedici segni X raccolti nel 1966, quando arrivò un più confortante quarto posto. Ma se è vero che dopo venticinque partite, o se preferite a tredici giornate dalla fine, mai la Juve aveva impattato così tante partite, emerge un dato confortante per i tifosi bianconeri: in due occasioni, nel 1977 e nel 1996, arrivò infatti lo scudetto pur con quattordici pareggi a fine stagione: e se è vero molti di essi arrivarono a vittoria quasi già in tasca, visto che a tredici giornate dalla fine le squadre di Trapattoni e Lippi erano “ferme” rispettivamente fermi a soli sette ed otto pareggi, questo dato statistico aiuta a mantenere intatta la speranza pensando in particolare all’andamento della stagione 1977-’78, chiusa con quindici vittorie, quattordici pari ed una sola sconfitta, contro la Lazio.


Serie azzurre. Ed ora tutti al San Paolo venerdì sera contro il Cagliari per fare un altro passo verso la storia. Il Napoli di Mazzarri infatti sembra non conoscere ostacoli, continuando ad aggiornare i record positivi. In attesa di toccare i quarti di finale di Champions, traguardo mai raggiunto, l’obiettivo ora sono le vittorie consecutive. Con tanta fortuna gli azzurri hanno ottenuto a Parma la quarta vittoria consecutiva del suo campionato, quinta comprendendo la Champions: un risultato che è valso la rimonta verso il terzo posto, comunque ancora lontano. Già una volta nella gestione Mazzarri gli azzurri avevano servito il poker di successi: successe nell’esaltante cavalcata della scorsa stagione e proprio in questo periodo dell’anno, tra il 13 marzo ed il 10 aprile 2011, quando a cadere davanti agli azzurri furono Parma e Bologna in trasferta e proprio il Cagliari oltre alla Lazio al San Paolo prima della sconfitta interna contro l’Udinese. Superare ancora una volta i sardi spedirebbe il Napoli attuale dritto nella storia, eguagliando la striscia di cinque successi consecutivi delle ultime giornate del campionato 1989-’90, quello del secondo scudetto, portandosi a due soli passi dalla storia: il record assoluto di successi consecutivi per gli azzurri è infatti di sette vittorie, ottenute nella stagione 1987-’88 tra la 14^ e la 20^ giornata quando sotto i colpi di Maradona e compagni, con lo scudetto sul petto, caddero nell’ordine Fiorentina, Sampdoria, Cesena, Ascoli, Pisa, Avellino e Pescara prima del successo della Roma al San Paolo del 6 marzo ’88.


L’Arena del Gol. La Robur c’ha preso gusto: in attesa della prima vittoria esterna, che dovrà arrivare per evitare di soffrire fino all’ultima giornata, il Franchi-MontePaschi Arena è ormai il fortino dei bianconeri nella corsa verso la salvezza e la settima vittoria stagionale ha avuto ancora i contorni del trionfo, come già successo contro Cesena, Lecce, Lazio e Palermo, avversari caduti sotto almeno tre reti. Sono in tutto ventiquattro i gol realizzati nelle quattordici partite interne fin qui disputate: si tratta di risultati inediti per la storia del club che mai aveva segnato così tanto in casa nei precedenti sette tornei di massima serie. Fa effetto in particolare pensare che due anni fa, nella stagione della fin qui unica retrocessione in B della storia, il Siena aveva segnato esattamente la metà, dodici reti nelle prime quattordici partite casalinghe, mentre la miglior prestazione fino a quest’anno erano i diciannove gol messi a segno nella stagione del debutto, 2003-2004, seguiti dai diciotto del 2007-2008. Poi sempre una media di quattordici reti, abbattuta quest’anno. Con un pizzico in più di coraggio in trasferta, la classifica sarebbe ben diversa.


Baby Viola. Di certo non si può accusare la Fiorentina di non aver lanciato giovani promesse negli ultimi anni. Un po’ per scelta ed un po’ per necessità in attesa che riparta un nuovo ciclo, ma società ed allenatori vari non hanno mai esitato nel dare fiducia a giovani talenti.

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Non sempre tale fiducia è stata ripagata ma è curioso sottolineare come quasi tutti i ragazzi lanciati nella mischia, a prescindere dai ruoli, abbiano trovato la via del gol. L’ultimo è stato Matija Nastasic, nato a Valjevo il 28 marzo ‘93 ed in gol nel tonificante 2-0 al Cesena all’età di diciotto anni, undici mesi e ventiquattro giorni. Meno “precoce” del difensore serbo era stato il collega Michele Camporese, a segno il 13 febbraio 2011 in Palermo-Fiorentina 2-4 all’età di 19 anni, otto mesi e ventiquattro giorni mentre meglio aveva saputo fare Khouma Babacar: il centravanti attualmente in prestito al Qpr era andato a segno per la prima volta in Serie A il 20 marzo 2010 in Fiorentina-Genoa 3-0 a 17 anni e tre giorni, issandosi al settimo posto di sempre nella classifica dei marcatori più giovani, guidata dal romanista Amadeo Amedei in gol a 15 anni, nove mesi e quattordici giorni. Curioso sottolineare come al quarto posto della graduatoria all time ci sia sempre un ex gigliato, Renato Buso, che però andò a segno a 16 anni e dieci mesi con la maglia della Juventus il 19 ottobre ’86 in Ascoli-Juventus 0-5.

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