Serie A: numeri e curiosità della 32^ giornata - Notizie.it

Serie A: numeri e curiosità della 32^ giornata

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Serie A: numeri e curiosità della 32^ giornata

Le prime volte della Dea. L’Atalanta non passava al San Paolo da quindici anni: un altro motivo per rendere storica l’affermazione dei neroblu in casa del Napoli, un punto esclamativo sull’esaltante stagione dei ragazzi di Colantuono che, nonostante il difficile calendario, dovrebbe aver messo la parola fine alla pratica salvezza. Una vittoria simbolo anche per i marcatori: perché se Denis continua il digiuno al pari di Moralez il blitz porta tre firme tutte nuove. Due in assoluto, quelle di Bonaventura e Carmona, ed una storica, quella di Giampaolo Bellini. Tanto per Jack che per il centrocampista cileno la serata dell’11 aprile rimarrà infatti tra i ricordi più cari della carriera visto che ha coinciso con il primo gol in Serie A: Bonaventura ha impiegato ventisei partite comprese le tre, una per campionato, delle stagioni 2007, 2008 e 2009 che tennero a battesimo la sua avventura tra i grandi e compresa anche la sfida d’andata quando il pareggio in extremis di Cavani fu originato proprio da un fuorigioco sbagliato di Bonaventura.

Da qui e da una stagione complessivamente sotto le aspettative nasce la sua “sofferta” esultanza. Carmona si è invece sbloccato alla gara in A numero 55, la ventitreesima stagionale dopo le trentadue messe insieme con la Reggina tre stagioni fa. Quanto a Bellini quello del nuovo vantaggio è stato un gol da autentico centravanti: giusto così per il Capitano a prova di scandali della Dea, uno che segna poche reti ma preziose. Quella al Napoli è stata solo la quinta in 225 presenze di Serie A, tutte concentrate negli ultimi cinque anni: la prima porta la data del 15 aprile 2007 nel 2-1 in casa del Torino mentre è amaro il ricordo dell’ultima, il punto della bandiera nell’1-4 di Bari del 20 settembre 2009, ultima panchina atalantina di Angelo Gregucci, sostituito da Antonio Conte.

La marcia di Serse. La prima missione è stata raggiunta: alzare la quota-salvezza per far almeno spaventare il maggior numero possibile di squadre.

Ma va da sé che il Lecce e Serse Cosmi non si vorranno fermare proprio su più bello: così, nonostante un calendario da paura con Napoli, Lazio e Juventus ancora da affrontare (ma anche gli scontri diretti contro Parma e Fiorentina), i salentini ora credono davvero a quella che sarebbe la salvezza più miracolosa della storia del club, almeno sul campo. Intanto la classifica del girone di ritorno parla di ventiquattro punti su trentanove a disposizione, un andamento da Champions League: tanti quanti la Lazio meglio hanno fatto solo Juve e Milan (27). E se andasse male, ci si potrebbe comunque consolare con i record di squadra. Quelli già eguagliati e quelli da ritoccare. Alla prima categoria appartiene il numero delle vittorie esterne, già cinque: un numero raggiunto solo nel 2003-2004 ma soltanto alla 31^ giornata, e penultima trasferta, grazie allo storico 4-3 in casa della Juventus: ora invece i Cosmi-boys hanno ancora a disposizione tre gare esterne per migliorare la storia.

Quanto ai punti realizzati il record appartiene al Lecce di Zeman 2004-’05 che assommò ben 44 punti: per salvarsi ne basterebbe anche qualcuno in meno ma è sempre meglio abbondare. Difficile, mentre sarà impossibile, nonostante le bocche da fuoco a disposizione di Cosmi, ritoccare il record di gol fatti che appartiene ovviamente anch’esso alla versione zemaniana con 66 reti: per ora Di Michele e compagni sono fermi a 37. Per l’impresa però bisognerà almeno fare meglio del già ottimo bottino di gol fatti: 45, cui aggiungere la “maledetta” autorete di Masiello

Dal bene al male. Dalla striscia record a quella da incubo. In un mese e mezzo la stagione del Napoli si è ribaltata: prima del ritorno contro il Chelsea il pirotecnico 6-3 al Cagliari ci permetteva di avvicinare la squadra di Mazzarri alla super-formazione di Maradona, l’unica nella storia del club capace di infilare cinque vittorie consecutive. Ma a Stamford Bridge si è rotto qualcosa sul piano psicologico: un trauma che, associato all’inevitabile stanchezza fisica di un gruppo “contato”, ha prodotto un crollo che sembra senza fine.

Il pubblico del San Paolo ha assistito quasi incredulo, eccetto qualche fischio, allo show dell’Atalanta. Si è trattato della terza sconfitta consecutiva con appena due gol segnati e nove subiti: uno “score” solo parzialmente attutito dal valore degli avversari: Juventus, Lazio ed appunto Atalanta, che senza penalizzazione sarebbe a due punti dal Napoli. Ma una simile striscia negativa non si verificava dalla stagione 2008-2009, precisamente tra il 22 febbraio e l’8 marzo 2009, nelle settimane che portarono all’esonero di Reja: le sconfitte interne contro Genoa e Lazio inframmezzate dal tonfo contro la Juventus spinsero De Laurentiis ad allontanare il tecnico della doppia promozione per fare posto a Donadoni. Ed a quel campionato risale anche il digiuno di successi più lungo dopo quello attuale, fermo a cinque gare: quell’anno i tre punti tutti insieme mancarono per tutte le prime 13 giornate del girone di ritorno prima dell’1-0 contro l’Inter che allontanò l’incubo-retrocessione.

Numeri che riportano ad un passato che si credeva lontano ma che tornano d’attualità. Di chi è la colpa?

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