Serie B, il punto: motori inceppati e risvegli primaverili COMMENTA  

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Abbasso i luoghi comuni. Un esempio? “In primavera Torino e Pescara scapperanno via: con i campi veloci le squadre di Ventura e Zeman non avranno rivali”. Proposizione sostanzialmente condivisa da tutti, ma evidentemente qualcosa non sta funzionando come previsto perché, proprio al decollo della bella stagione e dei primi caldi (estivi) le due ex dominatrici della B si scoprono piccole-grandi malate. Un ruolino di marcia di fatto identico nelle ultime sei giornate, con tre sconfitte a testa, hanno infatti non solo annullato i vantaggi che le squadre di Ventura e Zeman potevano vantare sulla concorrenza ma pure allungato ombre inquietanti su due gruppi che sembrano in riserva di energia come evidenziato dalle brutte prestazioni contro Empoli e Bari, partite dal pronostico scontato alla vigilia ma terminate invece con risultati a sorpresa, ma non troppo.


Davvero pericoloso a nove giornate dal termine e con un treno chiamato Verona alle spalle: i gialloblù, infatti, si sono messi alle spalle lo scivolone di Nocera e capitalizzano al massimo il netto successo contro il Cittadella. Quella di Mandorlini è stata l’unica squadra a vincere tra le prime sei ma soprattutto appare quella più in forma, di testa e di gambe. Per il resto la giornata numero 33 è apparsa come un copia ed incolla rispetto alla precedente: tanti gol, al momento ventisei, un solo pareggio e ben quattro vittorie esterne, ma soprattutto nuove polemiche arbitrali. I campi caldi sono Grosseto e Pescara: la squadra di Zeman, che non riesce a commemorare nel migliore dei modi Franco Mancini, ricordato comunque in maniera toccante nel pre-gara con la presenza del figlio tredicenne e con l’abbraccio di gruppo al tecnico dopo il provvisorio vantaggio, reclama un rigore solare nel primo tempo, episodio che si somma a quelli clamorosi di Ascoli e fanno indignare allenatore e società. Di lusso è invece andata al Sassuolo: allo Zecchini i neroverdi beneficiano di un gol assai poco fantasma di Ettore Marchi, che sblocca il risultato anche se non basta per la vittoria ad una squadra ancora troppo poco cattiva.


E’ sorprendente come l’assistente abbia avuto certezze su quel pallone che non sembra affatto aver varcato la linea di porta, almeno a quanto appare dalle immagini televisive (a quando telecamere attendibili anche per la “povera” rete cadetta?). Episodi pesanti, che aumentano la zavorra su una classe arbitrale inadeguata anche se per colpe non solo proprie. Ma se questo è il buongiorno, ci aspettano due mesi caldissimi. Ma la squadra del giorno è la Sampdoria: difficile dare troppi meriti ad una formazione che non ha fatto altro che battere l’ultima della classe ma è altrettanto vero che per un intero girone i blucerchiati non erano riusciti a fare neppure il minimo sindacale. Tutto possibile grazie ai gol di un bomber trovato un po’ per caso come Pellè (scovato sul mercato da quel Sensibile vituperato in autunno: i tifosi prendano nota) ma soprattutto grazie alle disavventure altrui che spalancano alla Samp la porta dei playoff, distante solo un punto.


Da un Varese stralunato a Castellammare fino ad un Padova che ricade nei vecchi errori meritandosi i fischi dell’Euganeo, sembrano tutte aver giocato per la Samp, comprese Reggina e Brescia che nel posticipo ottengono un pari inutile per entrambe ma che lascia tutti i rimpianti a Calori, tradito dai peccati di gioventù della sua squadra comunque da applausi ed ora a -2 dal Varese.

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Succede poco invece in coda, eccetto la vittoria del Vicenza: un 1-0 liberatorio quello di Paolucci, che spezza la serie di quattordici gare senza vittoria ma che certo non risolve i problemi, allontanando però lo spettro della retrocessione diretta. Quella che, da oggi, sembra appartenere a tre squadre in crisi di nervi, gioco e risultati, Nocerina a parte.

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