Serie D: dentro la crisi del Messina

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Serie D: dentro la crisi del Messina

A colmare il vaso c’ha pensato il Sambiase, capace di violare il Celeste senza tanti affanno pur essendo reduce da due sconfitte nelle altrettante prime gare di campionato. Con tutto il rispetto dei lametini, dev’esserci qualcosa che non va se il Messina cede senza neppure l’onore delle armi ad una squadra destinata a lottare fino alla fine per la salvezza.

La verità è che i giallorossi sono già in crisi, anche all’alba della nuova era societaria, che, ancora in cerca della sospirata stabilità a livello economico (la caccia al socio forte non è ancora andata a buon fine) non è riuscita neppure ad ottenerla sul piano tecnico. Molte delle difficoltà emerse erano comunque prevedibili, dopo un’estate trascorsa negli studi notarili per definire il passaggio di proprietà, dopo il quale si è pensato al mercato ed alla preparazione in vista di una stagione lunghissima.

Ma c’è di più. Perchè in un girone senza veri padroni e sicuramente qualitativamente inferiore a molti altri, le prime giornate, sulla carta contro avversari di medio-basso valore, sembravano fatte apposta per permettere alla squadra di allenarsi-giocando, e mettendo in cascina i primi punti per guardare tutti dall’alto.

Così se ad Acri si poteva pensare ad un comprensibile scivolone, veder ripetersi gli stessi errori pure in casa contro il Sambiase ha insinuato più di un dubbio nella tifoseria.

Dubbi non certo legati alla reale forza della squadra, che almeno sulla carta ha la rosa migliore del girone, quanto alla loro adattabilità ad un campionato dove il curriculum ed il passato, anche recente, vanno sotterrati per pensare a combattere. Possibile che gente come Coppola e Corona non sappia tutto questo? Nel loro passato ci sono anche campionati di Serie D, quindi come spiegare tutto ciò?

Il timore è che le ultime stagioni vissute non proprio da protagonisti, la desuetudine a giocare titolari ed a caricarsi la squadra sulle spalle possano tramutarsi in macigni anche sulle spalle dei giocatori più esperti: perchè Corona a Castellammare era il leader carismatico ma non ha giocato sempre, senza contare che lo scorso anno la B non era certo un obbligo per le vespe.

Di certo la condizione atletica precaria è un alibi importante, ma non basta a spiegare il mutismo visto domenica scorsa. Sul banco degli imputati poi non può che finire mister Pensabene con le sue incertezze tattiche: il tecnico ha fatto la voce grossa in settimana ed in società nessuno pensa di metterlo in discussione. Ma a Noto servirà una svolta: perchè nessuno in città ha voglia di tornare a guardare la bassa classifica.

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