Servono alternative per la gestione del lupo: “Prendiamo esempio dalla Francia”

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Servono alternative per la gestione del lupo: “Prendiamo esempio dalla Francia”

I recenti casi di attacchi dei lupi alle mandrie e alle greggi sulle nostre montagne portano ancora una volta all’attenzione il difficile equilibrio tra l’attività allevatoriale e l’animale predatore. A farne le spese sono soprattutto i malgari e i pastori che lavorano in alta quota, i cui capi vengono attaccati provocando così alle aziende ingenti danni economici.
“Serve una maggior tutela per chi lavora in montagna – dichiara Adriano Rosso, direttore Confagricoltura zona di Cuneo –; ormai è chiaro a tutti che il lupo va gestito in maniera differente da come avviene adesso: ben vengano tutte le misure preventive previste (cani da guardania, recinzioni elettrificate…), ma queste servono solo a contenere i danni e non a risolvere il problema. Dobbiamo prendere ad esempio quanto accade nella vicina Francia, dove esistono piani di abbattimenti programmati del lupo”.
Proprio la recente decisione della Francia di riaprire la caccia al temuto predatore potrebbe avere ripercussioni nelle vallate cuneesi, con possibili migrazioni dei branchi che stazionano nelle zone di confine e che potrebbere cercare rifugio anche sulle montagne della nostra provincia.
“È di alcuni giorni fa la notizia che un cucciolo di lupo, finito in un recinto privato, è stato liberato e restituito al suo habitat; peccato che gli alpeggi siano territorio anche di malgari e pastori – dice ironicamente Walter Roattino, direttore Confagricoltura zona di Mondovì -.

Forse è opportuno che ci si occupi di salvaguardare meglio anche le attività produttive dei nostri territori montani. Quella dei malgari è anche un’azione di tutela del territorio: se andiamo avanti di questo passo non ci saranno più malgari che portano gli animali in alpeggio e quindi cosa succederà alle nostre montagne? Così come ci sono associazioni a difesa del lupo, bisogna creare un movimento a difesa dal lupo: i pastori che operano in zone dove c’è la presenza dell’animale predatore faticano a gestire le greggi, con forti disagi e un aumento dei costi di produzione”.

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