Shampo o Shampoo? Come si scrive e perchè? - Notizie.it

Shampo o Shampoo? Come si scrive e perchè?

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Shampo o Shampoo? Come si scrive e perchè?

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Lo usiamo tutti i giorni e siamo maniacali nello scegliere il migliore, ma sappiamo come scrivere correttamente il nome del detergente per i nostri capelli?

La lingua italiana, anche se si stenta a crederlo, è in costante evoluzione e molti termini in lingue straniere sono da tempo entrati ufficialmente nei vocabolari con la grafia originale, ma non sempre con l’originaria pronuncia: tra questi casi, rientra anche la parola shampoo che, come tutti sappiamo, definisce il prodotto cosmetico liquido con il quale siamo soliti lavare i capelli. Shampoo è un termine inglese che, a sua volta, deriva dall’imperativo del verbo hindičāmpnā”, ovvero “čāmpō”, che letteralmente significa “massaggia! e che è stato riadattato in lingua anglosassone per ricalcare al meglio l’esatta pronuncia indiana, che in italiano suonerebbe “sciampù”.

Nelle principali lingue europee la parola è stata modificata, ad eccezione di olandese e tedesco che hanno mantenuto la grafia e la fonetica inglese: abbiamo, quindi, il francese “shampoing”, lo spagnolo “champù”, il portoghese “xampu”, lo svedese “schampo”, il norvegese “sjampo”, il polacco “szampon” ecc.

e in italiano? Sebbene il vocabolo più diffuso per definire nella lingua di Dante il detergente per capelli sia comunque shampoo, anche se pronunciato con la O finale, invece che con la U (come si dovrebbe leggere la doppia O), esiste ed è ammessa anche la forma “sciampo”, da cui deriva anche la parola “sciampista”. E’, invece, ritenuta sbagliata la grafia “shampo” con una sola O. Quindi, per rispondere alla domanda che ci siamo posti nel titolo, per essere corretti dobbiamo necessariamente scrivere shampoo.

Ma qual è la storia di questo vocabolo? Si ritiene che il suo uso abbia avuto inizio nel Regno Unito nel 1759, quando un intraprendente uomo che proveniva dalla regione indiana del Patna, Sheikh Al-Din Mohammad, inaugurò un’attività di bagni pubblici specializzati in lavaggio dei capelli e massaggi curativi a Brighton: all’interno di particolari tende di flanella, in cui anche i pudichi inglesi potevano veder rispettata la propria privacy, ai clienti venivano lavate le chiome e praticati i massaggi attraverso dei fori nei tendaggi da cui passavano solo le mani degli operatori, cosa che rese questo servizio particolarmente apprezzato anche dai re Giorgio IV e Guglielmo IV.

Il termine che indicava questa pratica offerta in quelli che erano conosciuti come “Bagni dei vapori indiani di Mahomed” entrò ufficialmente in uso nella lingua anglosassone nel 1762.

I britannici si affrettarono a sfruttare l’idea creando le prime formule di shampoo, ottenute dalla bollitura di pezzi di sapone nell’acqua, con l’aggiunta di erbe che conferissero profumo e brillantezza ai capelli ed il primo produttore ufficiale conosciuto di questo detergente fu Kasey Hebert, che iniziò a vendere la sua miscela per le strade di Londra con grande successo, al punto che proprio a lui viene attribuita la creazione del primo shampoo moderno. Fu però lo statunitense Drene della Procter & Gamble di Cincinnati Ohio, ad essere il primo prodotto totalmente sintetico a base di tensioattivi, non derivato dal sapone, per lavare i capelli, introdotto negli anni ’30 del secolo scorso e la cui formula è stata poi elaborata e migliorata, fino a raggiungere la variegata gamma di soluzioni, differenziate in base alla tipologia dei capelli e ad eventuali problemi della cute, che abbiamo oggi a disposizione.

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