Si parla di biblioteche, finalmente!

Bari

Si parla di biblioteche, finalmente!

Ieri pomeriggio alla libreria Laterza in via Sparano a Bari, si è parlato di biblioteche. In un dibattito-incontro “Cari cittadini…parliamo di biblioteche”, davanti ad un cospicuo numero di pubblico interessato, sono intervenuti esperti del settore bibliotecario per discutere del ruolo che dovrebbero assumere le biblioteche in città e in tutta la regione. L’esigenza del dibattito è stata certamente sollecitata dalle dichiarazioni, e le relative accese polemiche, del sindaco Emiliano nel mese scorso, il quale ha dichiarato l’inutilità delle biblioteche.

Gli interventi, infatti, sono partiti tutti dalla domanda che, automaticamente è scaturita dalle parole del primo cittadino di Bari: “Ma perchè: servono ancora le biblioteche?”

La risposta lascia intravedere molti elementi di riflessione che Antonella Agnoli, autrice del libro “Caro sindaco…parliamo di biblioteche”, ha ben presentato non stupendosi delle parole pronunciate dal sindaco. Introducendo il dibattito ha detto: “Il sindaco, con la sua dichiarazione, ha incentivato a parlare della questione delle biblioteche”. In effetti, ha permesso che ora si parli sul serio per rivedere e rivalorizzare le biblioteche che con il passare del tempo sono diventate sempre più deserte.

E forse, precisa Antonella Agnoli, senza tono polemico, la maggior parte degli amministratori che governano non sono cresciuti formandosi in luoghi come le biblioteche. Gli italiani, in genere, non frequentano le biblioteche, forse perchè non le reputano luoghi indispensabili. Il servizio bibliotecario è usufruito da poche persone, solitamente gli studenti durante il loro percorso accademico. In Italia esiste, innanzitutto, un problema di lettori. Antonella Agnoli, allora, esprime un dato drammatico: dal 2011 ci sono 723000 lettori in meno. E’ sintomo dello scarso interesse per i libri, soprattutto in un periodo di crisi, in cui il prezzo di un volume, può incidere sui portafogli degli italiani. Agnoli, così apre un nuovo scenario proprio dalla crisi. Le biblioteche, in un periodo di decadenza finanziaria ed economica possono ritornare ad essere un centro di circolazione del sapere, un punto di incontro in cui tutta la cittadinanza può usufruire di un servizio. Il prestito del libro può ritenersi fondamentale con l’avvento delle nuove povertà e venire incontro alle fasce più deboli che non possono accedere con molta facilità al sapere.

Le biblioteche potrebbero davvero sopperire e compensare alle difficoltà in cui versano i cittadini potendo trovare in esse un luogo in cui poter divagare, crescere e condividere passioni e idee. Sono luoghi neutri che uniscono ricchi e poveri, differenze culturali e religiosi. Agnoli descrive questa biblioteca ideale, ma che in realtà è semplicemente quello che dovrebbe essere nella sua essenza, sul modello delle biblioteche statunitensi che la crisi economica le ha rese veri e propri luoghi di incontro e di sopravvivenza dalle fatiche della quotidianità. Non è un caso che in questi mesi il numero dei prestiti dei libri negli Stati Uniti sia aumentato. Qui le biblioteche rappresentano luoghi di vita sociale.

Invece le nostre biblioteche somigliano a centri commerciali con barriere psicologiche spesso tendenti ad associare alla loro frequentazione solo una determinata categoria di persone e con ingressi e accessi difficili rimanendo chiuse nelle ore in cui la cittadinanza avrebbe tempo a disposizione per accedervi.

Così la biblioteca, sostiene Antonella Agnoli, non mantiene il suo ruolo sociale e di servizio. Le biblioteche italiane hanno numerose barriere che non permettono una efficace accoglienza e non aiutano ad orientare chi ne usufruisce.

All’interessante intervento di Antonella Agnoli è seguito quello di una lettrice che proprio ad Emiliano pose la domanda su come l’amministrazione si stesse muovendo per le biblioteche di quartiere innescando, poi, la famosa risposta del sindaco. La signora Isa Bergamini (gruppo di lettura LeggerMente), sensibile sostenitrice delle biblioteche, nel suo breve discorso, pone l’accento della situazione bibliotecaria cittadina in prospettiva futura. Dice che la situazione è drammatica se le biblioteche continuano ad essere deserte o addirittura rischiano di essere chiuse (come quella dela quartier Carrassi) soprattutto nell’ottica della candidatura di Bari a capitale culturale nel 2019. A Bari non è ben tutelato il diritto all’informazione; il cittadino non è reso ben partecipe di ciò che accade.

E le biblioteche conservando libri, riviste e organizzando incontri sarebbero il luogo adatto per formare cittadini responsabili e porsi delle domande su quello che accade. Secondo la signora Bergamini manca, però, una certa sensibilità a divulgare il ruolo delle biblioteche e della cultura in genere, forse perchè anche i politici al governo leggono poco e quindi non sembrerebbero molto interessati ad incrementare il servizio bibliotecario. Un esempio di biblioteca che ha offerto un buon servizio, ma che ha dovuto chiudere per necessità più urgenti è la biblioteca dei ragazzi. E proprio dai piccoli bisogna ripartire, avvicinando loro alla frequentazione delle biblioteche, di cui, come sostiene un’altra ospite del dibattito Paola Pistone dell’Associazione Mago Girò, gli adulti non hanno esperienze.

Waldemaro Morgese. presidente dell’AIB Puglia, intervenendo alla discussione, parla delle biblioteche come enti che in Italia sin dall’Unità non sono state concepite come presidi territoriali ed elevazione sociale, come per esempio lo erano le public library anglo-sassoni frequentate da fasce sociali disadattate o da recuperare. In tale contesto la biblioteca di quartiere svolgeva un ruolo centrale per gli abitanti. In Italia, invece, si è svolto un cammino contrario: le Biblioteche Nazionali, create per custodire il patrimonio identitario della nazione, non hanno permesso lo sviluppo delle biblioteche di quartiere, nate a Bari solo grazie a qualche assessore più sensibile alla questione. Secondo Morgese sia gli amministratori che i lavoratori pubblici che operano nelle biblioteche, devono capire e avvicinarsi alle esigenze dei cittadini, ma per prima cosa, occorre desacralizzare il concetto di biblioteca fino ad oggi inteso rendendola troppa distante dalla gente.

Sul ruolo di pubblico servizio ha introdotto il suo punto di vista Angela Barbanente, assessore regionale ai beni culturali. E’ convinta dell’esistenza di molti muri che non riescono a cambiare la visione delle biblioteche soprattutto da parte della cittadinanza. I problemi tecnici sulle difficoltà di accesso e di consultazione ai documenti e alla mancata concezione, purtroppo, del “pubblico” inteso come servizio, allontanano l’opinione pubblica alla ricerca di comodità, anche se la cittadinanza deve conquistarsi degli spazi di circolazione di pensiero come proprio le biblioteche. Quello che manca per migliorare le biblioteche è l’approccio propositivo con l’opinione pubblica. L’assessore Barbanente afferma che gli enti locali hanno difficoltà a coinvolgere le associazioni, le cooperative, gli attori della cultura cittadina. E proprio per questo è fondamentale un lavoro di collaborazione in rete che magari crei anche un circolo virtuoso tra le biblioteche e le librerie. Per quanto riguarda le norme l’assessore fa sapere che una legge regionale sui sistemi culturali, in cui anche le biblioteche devono essere considerate si sta tentando di concretizzare solo da qualche tempo. Esiste un gruppo di lavoro che ad aprile presenterà una bozza di disegno di legge che mira all’integrazione territoriale che mette in rete le biblioteche pugliesi.

Gli ospiti del dibattito hanno esposto validi punti di vista che in qualche modo devono concretizzarsi e probabilmente le parole di Emiliano nascondono una verità comune a molti, che però bisogna stravolgere.

A partire dalle politiche comunali e regionali è opportuno che, per il bene del patrimonio culturale, si torni a rivalutare le biblioteche, anche in un’ epoca di cambiamenti digitali. E’ importante formare nuove figure competenti che permettano un loro nuovo utilizzo, magari partendo dall’attribuzione di un nuovo nome, proprio per le numerose attività che si potrebbero svolgere in biblioteca: lettura, consultazione, ricerca, navigazione web, incontri, seminari, laboratori; potrebbe essere un potenziale punto di incontro interattivo.

Desacralizzarle per renderle, invece, uno strumento culturale più vicino e a servizio dei cittadini, con maggior facilità di accesso e orientamento, aprirebbe anche questi enti, spesso apparentemente lontani dalle nuove tecnologie (e da alcuni ritenute nemiche dei libri) a nuovi scenari che contribuirebbero ad uscire dalla crisi.

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