Si studia un decreto per gli esodati

Economia

Si studia un decreto per gli esodati

Elsa Fornero
Elsa Fornero

La questione concernente gli esodati, continua ad agitare non poco il dibattito politico. Intanto, è sempre in piedi la questione che concerne il numero dei lavoratori che si trovano in mezzo al guado, senza lavoro e con una pensione che all’improvviso si è allontanata per effetto della riforma Fornero. Le cifre fatte dal governo, infatti, non convincono i sindacati, che ritengono si tratti di molti di più dei 65.000 indicati dall’esecutivo per i quali è stata trovata la copertura finanziaria. Questi, però, sono gli esodati, problema molto più piccolo dei cosiddetti “esodandi”, quelli che a partire dalla seconda metà del 2013 si troveranno senza mobilità e senza pensione. La platea in questione, dovrebbe coinvolgere circa 130.000 persone che sono in mobilità e si avviano alla pensione, cui vanno aggiunti circa 200.000 persone che oggi versano contributi volontari. Per queste persone, si cerca una soluzione che però rimane molto difficile. Incredibile a dirsi, all’atto della riforma non è stata fatta una stima preliminare che li riguardasse, tanto che oggi i collaboratori del ministro Fornero affermano che si tratta di una plata virtuale, in quanto nessuno sa di quante persone si tratti nella realtà a ritrovarsi senza reddito in conseguenza dell’età pensionabile. Il pressappochismo dimostrato nella elaborazione del provvedimento, rischia di provocare danni incalcolabili, in quanto, ad oggi, sembra non esserci copertura finanziaria per tutti costoro. La questione dovrebbe essere oggetto di un decreto , nel quale potrebbe essere favorito il ritorno al lavoro degli esodandi per il tempo necessario a maturarel’età della pensione. Il decreto potrebbe prevedere una sorta di corsia preferenziale per l’assunzione di questi cittadini, adottando il principio delle categorie protette, anche con vantaggi per le imprese che li assumono. Di sicuro, però, gli esodandi non potranno tornare, se non in casi particolari, nel luogo di lavoro da cui sono usciti negli anni scorsi, anche perché spesso la loro uscita dagli organici è stata contrattata dai sindacati con la stabilizzazione di giovani precari, come è successo alle Poste dove nel 2009 migliaia di dipendenti sono andati in mobilità in cambio dell’assunzione dei figli.

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