Silvio, Michele e lo spettatore Gianluigi

Attualità

Silvio, Michele e lo spettatore Gianluigi

Ieri sera mi sono addormentato sognando un film drammatico, quasi horror, che di questi tempi è un sogno ricorrente in molti italiani. I protagonisti del terrificante movie erano tre: Silvio, Michele e Gianluigi, un cittadino qualunque. La scena del mio sogno si svolgeva in una via di un centro città. Silvio e Michele, l’uno difronte all’altro, erano intenti in una sparatoria: tipo film americano. Il primo era armato di una pistola di plastica con il tappo rosso e sparava acqua benedetta, giusto per essere ilare, il secondo, Michele, brandiva invece una pistola vera con proiettili imbevuti nel curaro e con punta arrugginita. Gianluigi era un povero passante che trovandosi nei paraggi della sparatoria veniva colpito accidentalmente da un proiettile esploso da Michele, facendolo accasciare sul selciato. “Guarda che hai fatto” dice Michele rivolgendosi verso Silvio che prontamente sbeffeggia il suo sfidante. “Ma consentimi” – risponde questo – che “indoppiopettito” si muove come una caricatura di Totò: “Vuoi mica che mi faccia sparare cribbio!”. Intanto Gianluigi è a terra, ferito gravemente.

Il buon Michele lo soccorre, cercando di rianimarlo ed estraendo dalle tasche un antidoto anti curaro a base di morale al 19% , buoni sentimenti da 39,5 cl e senso civico al 41% , dimenticandosi che oltre al potente veleno e all’infezione del Tetano c’è anche un proiettile nel corpo del povero avventore. Anche Silvio arriva a prestare soccorso, toccando con il piede il corpo riverso sulla strada: “L’hai colpito tu caro il mio Michele” dice contento per la sua analisi, “No, è colpa tua che hai schivato il mio proiettile, sei sempre il solito perfezionista” precisa il medico improvvisato. Intanto Gianluigi pare avere i minuti contati. “Prendo il telefono e chiamo un buon ospedale, giusto, stracolmo di equità e bontà: in poche parole che non appartenga a nessun padrone” dice Michele estraendo il telefono con la batteria scarica. “Ecco, chiama tu un buon ospedale cribbio” rimbecca prontamente risentito per non essere stato interpellato. “Per la miseria, non ho carica, dammi il tuo così facciamo prima” “No, devi prima chiedermi scusa per quello che hai detto poco fa” risponde offeso Silvio in piedi davanti al corpo di Gianluigi che piano piano si sta spegnendo. “Mai e poi mai chiederò scusa a chi ha evitato un mio colpo, io no ne sbaglio uno!” risponde orgogliosamente Michele.

Passa più di mezz’ora tra i battibecchi dei due, nel frattempo Gianluigi muore. “E’ colpa tua, solo tua” esclama Michele sentendosi più vittima del cadavere, “No, eri tu che sparavi all’impazzata” risponde Silvio ungendo la fronte al morto. L’anima di Gianluigi intanto si alza per raggiungere il paradiso ma prima di compiere il suo viaggio si ferma a pochi metri dal suolo: guardando i due contendenti sfidarsi in botte e risposte tra ironia, ovvietà di scena e molto spettacolo, senza tenere conto che un cittadino, come Gianluigi, li sta guardando da molto più in alto e con un’altra prospettiva. In questo periodo orfano del buongusto, anche una trasmissione con il fascino di un avanspettacolo anni ’40 fa odience. Peccato che a fare da spettatori in una rete televisiva a cui paghiamo il mutuo siamo noi.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Leggi anche

Loading...