Siria, 23 bambini uccisi durante un bombardamento e attentato kamikaze a Damasco

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Siria, 23 bambini uccisi durante un bombardamento e attentato kamikaze a Damasco

DAMASCO – Mercoledì di sangue in Siria. Secondo l’Osservatorio per i Diritti Umani, una ong vicina all’opposizione, l’altro ieri avrebbero perso la vita almeno 140 siriani, tra i quali 62 civili, 45 membri delle forze governative, 33 ribelli e tre disertori.

I comitati di coordinamento locali, riferiscono di bombardamenti sulla regione di Idlib, Aleppo e Raqqa nel nord, su quella centrale di Homs e Hama, su quella meridionale di Damasco e Daraa e su quella orientale di Dayr az Zor.

A Damasco, un kamikaze si è fatto esplodere a 300 metri dal ministero degli Interni: secondo le fonti governative, si è trattato di un attentato suicida compiuto a bordo di una motobomba contro la sede di uno dei servizi di sicurezza. La tv di Stato ha assicurato che non ci sono vittime, a parte l’attentatore.

Il fatto più sanguinoso, però, è avvenuto a Maaret al Numan, nella provincia di Idlib. La città, situata in una posizione strategica sulla strada tra Damasco e Aleppo e controllata dalle forze rivoluzionarie, è stata bersaglio dei bombardamenti compiuti dall’aviazione e dall’artiglieria governative.

Sotto le bombe hanno perso la vita almeno 49 persone, fra cui 23 bambini e 6 donne. Secondo le fonti, i bombardamenti hanno preso di mira una palazzina di appartamenti e una moschea nel sud della cittadina, in cui i bambini avevano cercato rifugio.

Dopo la tensione degli ultimi giorni tra Turchia e Siria, il ministro degli esteri turco Ahmet Davutoglu ha chiesto ad Assad e ai ribelli di riporre le armi in occasione della festa musulmana dell’Aid al-Adha, in programma dal 24 al 30 ottobre.

Intanto, il Partito Popolare Europeo, dopo la conclusione del suo congresso a Bucarest, ha sollecitato Ue, Onu e Lega Araba a prendere in considerazione l’invio un’ «ingente forza Onu di peacekeeping e aiuto umanitario» e di intervenire sulla questione siriana in maniera più decisa, «per arrivare ad un piano concordato che metta fine alle violenze e dia ai siriani l’opportunità per costruire una nuova leadership eletta e tollerante».

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