Siria, ad Aleppo la resa dei conti tra Assad ed i ribelli. Iraniani rapiti: alcuni sono soldati

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Siria, ad Aleppo la resa dei conti tra Assad ed i ribelli. Iraniani rapiti: alcuni sono soldati

Ventimila soldati dell’esercito regolare siriano sono pronti a sferrare l’attacco decisivo ai ribelli asserragliati a Salaheddin, quartiere di Aleppo, mentre proseguono gli scontri nei quartieri di Sukkari, Hamdaniyeh e Ansari. I ribelli, comunque, hanno allestito una valida difesa all’interno della città e ricevono anche loro degli aiuti. La battaglia per Aleppo, dunque, si preannuncia lunga e combattuta strada per strada.

Questa mattina l’esercito del presidente Bashar Assad ha bombardato gli edifici governativi di Aleppo, azione che ha scatenato la denuncia da parte del Consiglio Nazionale Siriano (Cns) principale gruppo di opposizione, per il quale «800 famiglie sono minacciate non solo da bombardamenti selvaggi, ma anche da fame, sete e dalla carenza di medicine».

La seconda città più importante della Siria è da tempo bersaglio di raid e bombardamenti: l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani ha riportato che negli scontri avvenuti ieri sono morte 205 persone: 115 civili, 38 ribelli e 52 soldati.

Preoccupa, inoltre, la sorte dei 48 pellegrini iraniani che erano stati sequestrati ieri a Damasco dai ribelli siriani, anche perché la vicenda è caratterizzata da alcuni punti oscuri. Il pullman degli iraniani era stato bloccato lungo la strada che porta all’aeroporto della capitale siriana, tuttavia, fonti vicine al governo avevano comunicato il loro rilascio poche dopo il sequestro. Oggi, però, la tv panaraba Al Arabiya ha trasmesso un video inviato dai rapitori che mostra i pellegrini ancora in mano ai ribelli. In più, a quanto comunicato dai sequestratori, alcuni degli ostaggi sarebbero membri della Guardia Rivoluzionaria, catturati durante una missione di ricognizione a Damasco. Vista la gravità della situazione, il ministro degli Esteri iraniano, Ali Akbar Salehi, ha contattato il suo omologo turco, Ahmet Davutoglu, chiedendo di intervenire «immediatamente». Il ministro della Turchia ha assicurato il suo massimo impegno per far tornare in patria sani e salvi gli iraniani prigionieri. Per la liberazione degli ostaggi, Salehi, si è rivolto anche al premier e ministro degli Esteri del Qatar, Hamad bin Jassim bin Jaber Al Thani.

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