Siria: forze Damasco avanzano verso Palmira. Continuano i combattimenti COMMENTA  

Siria: forze Damasco avanzano verso Palmira. Continuano i combattimenti COMMENTA  

Siria, Damasco accetta il cessate il fuoco

Le forze governative della Siria si sono spinte nelle ultime ore fin quasi ai sobborghi di Palmira, dal maggio dell’anno scorso nelle mani dell’Isis.

Procedono gli scontri dentro e fuori la città ma la città dovrebbe essere espugnata anche senza l’aiuto dell’Europa.

SITUAZIONI RICORRENTI – Mentre in Europa si continua a discutere, in Siria non si smette un attimo di sparare. Le forze del governo siriano sono impegnate in una lotta senza esclusione di colpi per riprendere Damasco dalle mani dell’Isis.  L’organizzazione non governativa “Osservatorio nazionale per i diritti uman”i (Ondus) riferisce che l’esercito di Damasco, sostenuto da bombardamenti russi (che a quanto non hanno finito di intervenire nella zona) e dell’aviazione siriana, continuano a combattere contro le milizie dello Stato islamico ad est e a sud della città, che ospita un importantissimo sito archeologico patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, che già nei mesi scorsi ha dovuto subire incivili barbarie di ogni specie nel corso della conquista da parte dell’Isis.

AGGIORNAMENTO DELLE OPERAZIONI –  Pochi giorni fa l’esercito siriano supportato dall’unità di volontari “Falchi del deserto”, dalla milizia sciita libanese Hezbollah e dall’aviazione russa, ha completamente ripreso il controllo delle alture di Haya (in periferia, a pochi km dal centro di Palmira) uccidendo 70 combattenti di Daesh e riuscendo a conquistare un importante snodo strategico sulla strada che collega la città a Damasco e Deir ez Zor. L’avanzata era cominciata nel mese di luglio 2015, poi è stata ripresa pochi giorni fa. Importante resta il ruolo della Russia:  mentre se prima dell’ufficializzazione del ritiro parziale erano circa 70 i raid effettuati ora i raid sono diventati 20-25 al giorno ma si stanno concentrando proprio su Palmira, città che se liberata aprirebbe una via diretta verso Raqqa, capitale del sedicente Stato Islamico. Il tutto rischia di muovere altre pedine sullo scacchiere europeo ancora troppo fermo. Ciò che è certo è che sarà un’estate durissima e caldissima in Medio Oriente.

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