Siria, la battaglia di Aleppo: 13 morti ed un Mig abbattuto. I pellegrini iraniani: alcuni sono ex pasdaran

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Siria, la battaglia di Aleppo: 13 morti ed un Mig abbattuto. I pellegrini iraniani: alcuni sono ex pasdaran

La battaglia, anzi «la madre di tutte le battaglie», come l’ha definita il regime di Bashar Assad, infuria nei quartieri di Aleppo, seconda città più importante della Siria e sua capitale economica. Dopo una notte di bombardamenti incessanti, l’esercito filogovernativo ha sferrato un’offensiva terrestre contro il quartiere di Salahuddin: secondo la tv di stato siriana, l’attacco avrebbe portato alla morte di diversi miliziani ribelli, dichiarando che le truppe lealiste sono riuscite a riconquistare il quartiere. La notizia è stata smentita dal portavoce del Libero Esercito Siriano, il colonnello Abdel Jabbar al-Oqaidi, per il quale il «barbaro e selvaggio attacco» portato avanti dai lealisti non si è ancora fermato. L’artiglieria delle truppe di Assad, inoltre, ha bersagliato altri quartieri, in particolare Al-Mashatiyah, dove, secondo l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, un colpo di mortaio ha distrutto una casa provocando la morte di una donna ed i suoi due bambini. Secondo l’Osservatorio, i morti durante i raid di oggi sarebbero almeno 13, mentre il Consiglio Generale della Rivoluzione Siriana ha riporta che le vittime negli scontri di oggi in Siria sarebbero 87.

I ribelli promettono resistenza ad oltranza e negli scontri di oggi sono riusciti non solo a distruggere alcuni tank dell’esercito di Assad, ma anche, come riportato dalla tv satellitare panaraba Al-Jazira, ad abbattere un jet militare “Mig”.

La stessa determinazione a schiacciare i nemici è stata dimostrata ieri pure dallo stesso presidente Assad, che attraverso la tv di stato, ha ribadito la «determinazione della Siria a ripulire il Paese dai terroristi». Intanto, per sfuggire alle violenze della guerra civile, almeno 2400 profughi si sono rifugiati in Turchia.

Si complica, invece, il caso dei pellegrini iraniani sequestrati a Damasco il 4 agosto scorso dai ribelli siriani: il governo iraniano ha ammesso che tra i prigionieri vi sono davvero anche alcuni ex pasdaran, ossia membri delle Guardie della Rivoluzione. Si tratterebbe, assicura Teheran, di soldati in pensione senza più alcun legame con la Guardia ed in Siria unicamente per motivi religiosi.

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