Siria,e le armi che arrivano da lontano COMMENTA  

Siria,e le armi che arrivano da lontano COMMENTA  

Una tra le scioccanti foto arrivate dalla Siria: bambini massacrati e “gettati via” per poi essere murati o bruciati.

 

Si chiama “orrore distillato” quello che ci arriva dalla Siria, Paese in cui è in atto una tra le più atroci e poco raccontate guerre civili di ogni tempo. A farne le spese, come in ogni guerra, sono sempre e solo loro: gli indifesi e i puri d’animo come i bambini (molti dei quali assassinati con armi chimiche). Questo massacro però ha un alleato civile, democratico e moralizzatore. Uno Stato che sceglie, con perfezione chirurgica, chi deve essere armato e chi deve crepare senza molte pretese. La nazione -che oltre a esportare democrazia e buonismo, arma mani esasperate e fanatiche- ha un nome: Stati Uniti d’America.

Fonti dell’amministrazione U.S.A. confermano che alcuni collaboratori della CIA (i servizi segreti statunitensi) coordinino le forniture di armi alla rivolta siriana. Si tratterebbe di agenti segreti dislocati nel sud della Turchia, vicino al confine siriano, i quali inoltre stabilirebbero a chi dare le armi e a chi negarle. Il copione di questa triste guerra è pressoché lo stesso, quasi sempre scritto da una mente perversa e priva di uguaglianze sociali: <<Un Paese confuso, in guerra, per via di una rivolta interna dovuta a problemi politici-sociali, un leader dai metodi non troppo umani, molti interessi e la popolazione che muore senza sapere il vero motivo>>. Una tragedia invariata: cambia solo il popolo e la scelta di chi far vincere. Vengo allora a sapere che alcune “spie” americane permetterebbero che alcuni gruppi armati siriani, in lotta con il regime di Assad, vengano riforniti di materiale bellico, di conseguenza i rivoltosi -grazie alla bontà di chi esporta il giusto-, sarebbero in possesso di: armi nucleari, granate, munizioni ed armi anticarro. Il trasporto delle merci attraverso il confine viene attuato da alcuni  intermediari illegali appartenenti alle file dei “Fratelli Musulmani” della Siria. (Turchia, Arabia Saudita e Qatar sono gli stati che sovvenzionano tutto questo orrore).

Oltretutto, gli agenti CIA, presterebbero la massima attenzione affinché le armi non finiscano nelle mani dei combattenti di Al Qaeda: questo sarebbe imperdonabile, frustrante e sputtanatorio. Le notizie che mi sono giunte, però, sono discordanti quanto mai attendibili e allora mi domando: <<Perché rifornire dei ribelli, temendo che Al Qaeda ne venga in possesso, quando poi gli stessi combattenti dell’opposizione, cioè i ribelli, sono in collegamento stretto con i terroristi di Al Qaeda? Anzi: pare proprio che i combattenti siriani si appoggino alla stessa organizzazione. Allora qual’è il motivo contorto e illogico?>>. Molti esperti hanno trovato un parallelo fra la tattica organizzativa degli atti terroristici di Al Qaeda e le uccisioni di massa nella provincia di Homs, a fine maggio 2012, e quelle di Hama, i primi di giugno dello stesso anno. Se è la CIA quindi a coordinare i rifornimenti d’armi per l’opposizione siriana, la stessa agenzia d’intelligence -una tra le più efficenti al mondo-, non è a conoscenza del legame tra i rivoltosi e il gruppo terroristico? (odiato e temuto dagli stessi Stati Uniti).

Questa notizia, riservata e poco diffusa -come lo stesso genocidio di anime in Siria-, è confermata anche da fonti altolocate dell’amministrazione americana. Evgenij Satanovskij, presidente dell’Istituto sul Medio Oriente, ritiene che questo sia solo uno dei fronti della campagna di guerra in atto per il rovesciamento del presidente Bashar Hafiz al-Assad. Lo stesso Satanovskij dichiara: “Parte del quadro generale è questo: combattenti libici si sono trasferiti in Siria passando attraverso la Turchia e Giordania (grazie all’appoggio economico del Qatar). Il percorso delle armi provenienti dai Balcani attraversa gli stati di: Turchia, Libano, Giordania ed Iraq, grazie ai soldi dell’Arabia Saudita. L’Occidente ha sfruttato i mezzi d’informazione di massa per diffondere in modo sempre più attivo la guerra ideologica motivando fortemente la necessità di rovesciare il regime di Assad. Questa è solo una parte del quadro strategico occidentale per rimuovere le secolari autorità dei paesi arabi. Una strategia di dominazione. E’ chiaro che per Doha e Riyad liquidare Assad in Siria è solo un modo per continuare la loro campagna ai danni dell’Iran, e contemporaneamente per portare avanti la loro lotta contro gli sciiti e i regimi secolari di tutto il mondo arabo”.

Dopo queste dichiarazioni il dubbio è il seguente: <<Ma è solo una rivolta interna, mirata a rovesciare “l’alawita“ Bashar al-Assad (il quale in occasione dell’insediamento del nuovo Parlmamento, il 3 giugno 2012,  pronunciò un discorso in cui accusava i rivoltosi di essere dei terroristi, asserendo già all’epoca il suo fondato sopetto riguardante la guerra civile, definendola: “orchestrata da un complotto straniero”) oppure sono solo le scuse di un folle al potere?>>. Non è mai il petrolio a fare iniziare le guerre -convinzione degli anni settanta ormai smentita dai fatti degli ultimi interventi “umani”-, difatti la Siria ne è sprovvista. Probabilmente è la posizione strategica della stessa nazione a fare armare i rivoltosi al fine di avere una finestra sul mondo arabo, come avvenne per Israele? Dopotutto è semplice per chi ha già esperienza in materia: si scegli con chi stare, si sorride a chi cavalca un ideale, si dispensa loro armi di ogni sorta e il gioco è fatto! Interessi occultati, depistati e incomprensibili per noi del popolino, però una domanda, l’ennesima, è quanto mai ovvia: <<Ma se l’America da sempre ha dichiarato di voler esportare giustizia sociale e stabilità politica in molti Paesi, vedi: Corea, Vietnam, Iraq, Kuwai, Timor Est, Somalia, Afghanistan ecc…ecc…, per quale motivo sta fornendo di armi una guerra che non le appartine, in cui vengono assassinate migliaia di persone? Qual’è il prezzo da pagare? O forse è meglio chiedersi: dove vogliono arrivare gli strateghi e perché?>>.

Addirittura, stando a quanto si è appreso da fonti dell’amministrazione USA, c’è la possibilità che i combattenti siriani ricevano ulteriori aiuti: sembra che potrebbero venir informati sulla dislocazione e sui movimenti delle truppe del regime tramite dati satellitari. <<Non è che invece di elargire generosità, nell’insorgere verso un regime efferato, facciano fare il “lavoro sporco” ai ribelli?>>. L’amministrazione americana ha anche pensato che i siriani possano esser stati aiutati a creare una loro intelligence, <<da chi?>>. Questa notizia ha dato modo al ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov di fare un paragone fra la situazione siriana con il modo in cui l’Occidente e alcuni stati monarchici del golfo Persico hanno preso parte al rovesciamento del regime in Libia. Egli ha ricordato che era stato imposto l’embargo sulle vendite di armi a qualunque partecipante al conflitto, l’opposizione è stata però ugualmente rifornita di armi, anche qui c’è da chiedersi: <<da chi?>>. Adesso vedremo se la coscienza di qualche “manager della morte” dei piani alti, nel suo splendido ufficio (come unica conoscenza di quel Paese è la cartina siriana affissa al muro), non provi sdegno e vergogna nel rifornire le armi con cui vengono uccise migliaia di persone, tra cui i più assoluti innocenti: i bambini.

(F.B.)

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