Sisma dell’Aquila: condannati per omicidio gli imputati della commissione grandi rischi COMMENTA  

Sisma dell’Aquila: condannati per omicidio gli imputati della commissione grandi rischi COMMENTA  

 

Il  giudice
monocratico Marco Bill ha condannato a sei anni di reclusione per omicidio
colpose plurimo e lesione aggravata,  tutti
gli imputati che nel 2009 facevano parte della commissione grandi rischi, rei
di aver  rassicurato gli aquilani circa
l’improbabilità di una forte scossa sismica che invece si verificò alle 3.32
del 6 aprile 2009 (qui il verbale integrale della riunione). Oltre a tale
condanna, il Tribunale ha disposto per loro anche l’interdizione dai pubblici
uffic idurante l’esecuzione della pena.


Ecco i nomi degli eccellenti:  Franco Barberi, presidente vicario della
Commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis, già vice capo del settore
tecnico del dipartimento di Protezione Civile, Enzo Boschi, presidente
dell’Ingv, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian
Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto Case, Claudio
Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce direttore
dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.


Il giudice Billi ha  inoltre disposto una provvisionale di 7,8
milioni di euro in favore di 56 parti civili.

Resta l’inchiesta su Bertolaso che intercettato disse: “La
riunione è un’operazione mediatica” e
aperto pure il filone d’indagine su Guido Bertolaso, ex numero uno del
Dipartimento della Protezione civile, accusato di omicidio colposo, sempre
dalla Procura dell’Aquila.


L’indagine era iniziata dopo la denuncia presentata nei
confronti di Bertolaso dall’avvocato aquilano Antonio Valentini (che nel
processo appena concluso assisteva numerose parti civili) dopo la diffusione di
una telefonata intercettata tra Bertolaso e l’ex assessore della Regione
Abruzzo, Daniela Stati.

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Secondo quanto emerge dall’intercettazione del  30 marzo 2009, il giorno prima della riunione
della Commissione, Bertolaso definì la convocazione degli esperti
“un’operazione mediatica” e affermò che la riunione era stata convocata “perché
vogliamo tranquillizzare la gente“. Dopo la diffusione su internet, il
contenuto della telefonata è stato poi verbalizzato dagli investigatori e
trasmesso negli uffici della Procura come notizia di reato.

Ecco l’accusa rivolta dai pm: “Le notizie rassicuranti
indussero la gente a stare a casa”

Il processo di primo grado si è finalmente concluso  dopo 30 udienze, tenute in un’aula del tribunale
provvisorio dell’Aquila, al Nucleo industriale di Bazzano. Sono stati sentiti in
totale  275 testimoni ed Il fulcro  è stato il verbale redatto  dopo la riunione del 31 marzo 2009,  vale adire 6 giorni che si verificasse il
sisma, in cui si sottovalutava l’entità del sisma.

Nel capo d’imputazione si legge ”Sono state
fornite dopo la riunione informazioni imprecise, incomplete e contraddittorie
sulla pericolosità dell’attività sismica vanificando le attività di tutela
della popolazione”. Secondo i pm gli imputati “sono venuti meno ai doveri di
valutazione del rischio connessi alla loro funzione” anche sotto il profilo
dell’informazione. Queste notizie rassicuranti “hanno indotto le vittime a
restare nelle case”.

La commissione, secondo l’accusa, pur non potendo umanamente
valutare l’effettiva entità del disastro, avrebbe dovuto  calcolare correttamente il rischio di un
evento tragico che derivava dallo sciame sismico che era in corso da mesi.  “Non si rimprovera, ovviamente, l’assenza di
virtù profetiche, ma, più concretamente, una carente valutazione degli
indicatori di rischio e una errata informazione”

L’inchiesta è  iniziata dopo gli esposti dei parenti delle
vittime

I primi dieci esposti presentati negli uffici della Procura
della Repubblica dell’Aquila, risalgono all’ottobre del 2009 e a presentarli
erano state alcuni superstiti e qualche parente delle vittime che, tratte in
inganno dalle rassicurazioni provenienti da rappresentanti della politica e
della Protezione civile, (tutti facenti parte della Commissione) erano rimasti
nelle loro abitazioni. Insieme agli esposti era stato allegato diverso
materiale, soprattutto interviste audio-video in cui i rappresentanti della
Commissione invitavano la popolazione a stare tranquilla.

 

Secondo Il pm  Fabio
Picuti si sarebbe trattato di: “Una negligenza monumentale”

“Se avessi letto prima di scrivere la requisitoria il
rapporto della Commissione del Congresso Usa su l’inchiesta post Uragano Katrina
avrei probabilmente usato anche io le
parole: ‘monumentale negligenza’”. Picuti ha citato espressamente i documenti
americani per parlare di “fallimento della leadership”. Nelle fasi finali del
processo alla Commissione Grandi rischi entrano quindi anche le vicende Usa che
nel 2004 costò la vita a migliaia di
persone in Louisiana.

l documento della Commissione d’inchiesta del Parlamento
americano sono stati esibiti  per
dimostrare come “ci possa essere un difetto di prevenzione e previsione di un
rischio”, e quindi gli stessi americani – con una frase scritta che se avessi
letto in precedenza avrei usato anche io – sembra far parte della stessa mia
requisitoria. Il rapporto Usa dà piena cittadinanza quindi al concetto di
difetto di analisi del rischio”.

L’ ex presidente dell’Istituto Nazionale di geofisica e
vulcanologia Enzo Boschi si definisce  “avvilito e disperato” “Pensavo di essere
assolto. Ancora non capisco di cosa sono accusato”. E’ “una sentenza
sbalorditiva e incomprensibile, in diritto e nella valutazione dei fatti”
secondo l’avvocato Marcello Petrelli, difensore di Barberi. “Una sentenza che
non potrà che essere oggetto di profonda valutazione in appello”. Per Filippo
Dinacci, avvocato di De Bernardinis, la pronuncia del tribunale “avrà grosse
ripercussioni sull’apparato della pubblica amministrazione. Nessuno farà più
niente”.

Poi De Bernardis, ex vicepresidente della Protezione civilee
attuale presidente ISPRA aggiunge: “Mi ritengo innocente di fronte a Dio e agli
uomini” “La mia vita da domani cambierà, ma se saranno dimostrate le mie
responsabilità in tutti i gradi di giudizio le accetterò fino in fondo”.

IL PM Picuti  precisa “Non
ci sono commenti da fare se non quelli del giudice che ha letto la sentenza –
Tutto il filo conduttore del processo non era la ricerca di colpevoli, ma
quella di capire i fatti, perché noi con il compianto procuratore capo, Alfredo
Rossini, volevamo solo capire i fatti. L’Aquila ha consentito che si tenesse
questo processo delicato e si arrivasse a sentenza”.

Parla pure Il sindaco Cialente:  “volevamo questa sentenza per capire, ma il
dramma non si cancella. Il comune si era costituito parte civile per chiedere
giustizia: ma ora la giustizia la vogliamo anche per tutto quello che è
successo dopo il 6 aprile”.

Stefania Pezzopane, all’epoca della tragedia Presidente
della Provincia e oggi Assessore comunale dichiara:  “Ci voleva coraggio e i giudici ne hanno
avuto. Finalmente un po’ di giustizia per L’Aquila” . “Avevo già denunciato
l’inganno e la superficialità dei quali si era resa colpevole la Commissione
Grandi Rischi. Oggi più che mai sento tutto il dolore per l’inganno che abbiamo
subito. Queste persone erano venute all’Aquila con il proposito predeterminato
di rassicurarci. Una vicenda terribile – ha concluso l’assessore -. In questa
giornata storica per quello che rappresenta, sono vicina agli aquilani, traditi
e umiliati ma non vinti”.

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