Sono 3 milioni coloro che non cercano più un lavoro in Italia COMMENTA  

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Giovani in cerca di lavoro
Giovani in cerca di lavoro

Il mondo politico, tutto concentrato nel risolvere i suoi problemi, sembra non rendersi conto di quanto succede nel nostro paese. Ove il problema, a differenza di quanto pensano Monti e Fornero non è licenziare le persone, ma trovare un lavoro ai tanti che non lo hanno. Che ormai costituiscono un vero esercito. Basti pensare che nel2011 inItalia le persone disponibili a lavorare, ma che non cercano un impiego perché convinte di non trovarlo, sono salite alla cifra di 2897.000. Solo nell’anno in corso, alla cifra già esistente, si sono aggiunte altre 133.000 persone, con un rialzo annuo del 4,8%. La quota di inattivi rispetto alle forze lavoro è dell’11,6%, un dato superiore di oltre 3 volte a quello medio Ue. Insomma, il sistema Italia, macina record, ma sempre negativi. Se serviva una fotografia efficace di quanto stia succedendo in Italia, essa non poteva arrivare più impietos e la fornisce ancora una volta l’Istat. Naturalmente, donne e giovani fanno la parte del lavoro in questa rilevazione. Secondo l’istituto di statistica, infatti, le donne che appartengono a questo gruppo di inattivi corrispondono al 16,8% della forza di lavoro femminile, a fronte del 7,9 % degli uomini. A loro volta i giovani (15-24enni) che non cercano lavoro pur essendo disponibili a lavorare, aumentano: dal 30,9% delle forze di lavoro giovanili del 2010 si passa al 33,9% del 2011. Il dato del Mezzogiorno, poi, è terrificante, in quanto al Sud, coloro che non cercano ma vorrebbero comunque lavorare sono circa un quarto della forza lavoro, un risultato di oltre sei volte superiore a quello del Nord.

Se poi si aggiunge questa platea di delusi ai disoccupati “normali”, che sono 2.108.000, si comprende ancora meglio la drammaticità dei dati che assomigliano ad un vero bollettino di guerra.

Che dovrebbe indurre le classi dirigenti a cercare nuove strade, che tendano ad un modello inclusivo, invece che alel stantie ricette neoliberiste che hanno prodotto lo sfacelo socioeconomico che stiamo vivendo

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