Sono sempre di più i lavoratori atipici tra i giovani COMMENTA  

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Giovani in cerca di lavoro
Giovani in cerca di lavoro

In base ai dati rilasciati dall’Istat sul terzo trimestre del 2011 in Italia ci sarebbero 2,364 milioni di dipendenti a tempo determinato e 385 mila collaboratori. Sommando le due cifre, si arriva perciò alla bella cifra di 2,749 milioni di persone che possono essere classificate come lavoratori atipici. Tutti cittadini che hanno grosse difficoltà a pianificare il loro futuro, in quanto da un momento all’altro potrebbero ritrovarsi senza lavoro. Si tratta di un fenomeno che continua a crescere grazie alle leggi varate in questi ultimi decenni dai governi di centrodestra o di centrosinistra che si sono indifferentemente prodigati per distruggere ogni certezza per i lavoratori e consegnare tutto il potere possibile e totale libertà di manovra ad una imprenditoria senza alcun disegno di largo respiro, tesa solo a sfruttare ogni possibilità normativa per scaricare sulla manodopera il processo di riorganizzazione produttiva che doveva puntare a fare concorrenza non con prodotti e innovazione, bensì grazie ad un costo del lavoro sempre più compresso. Oggi ne stiamo vedendo le conseguenze, con milioni e milioni di cittadini che non hanno alcuna fiducia nel futuro e di conseguenza non spendono neanche quel poco che guadagnano. Invece di parlare di articolo 18, proprio da questi dati dovrebbe partire la discussione sul mercato del lavoro, ma ormai l’Italia è un paese ove si discute sempre di falsi problemi per non dover affrontare quelli veri.

Il numero dei dipendenti a termine, su base annua segna un rialzo del 7,6% (+166.000 unità). Un aumento che coinvolge per circa due terzi coloro che hanno meno di 35 anni. Ecco che l’incidenza del lavoro a termine sul totale degli occupati raggiunge quota 10,3%. Un piccolo passo indietro, si registra invece tra i collaboratori, rispetto al terzo trimestre del 2010 (-2,1%, ovvero -8 mila unità). Stiamo però parlando di un fenomeno estremamente sfuggente, tanto che i dati in questione non tengono conto delle cosiddette “false partire Iva”, che rendono quasi impossibile ottenere una fotografia vera sul “precariato”, anche se da più fonti si indica una cifra, quella di 2,7 milioni di lavoratori, che non dovrebbe discostarsi troppo dalla realtà. Il dato diventa addirittura drammatico nella fascia di età che va dai 15 ai 24 anni. In quel segmento lavorativo quasi la metà degli occupati (46,7%), hanno un contratto a termine. Magari, molti di loro, visti i salari da fame che caratterizzano la situazione italiana, vivono in casa dei genitori e perciò, secondo una famosa classificazione, andrebbero etichettati come “bamboccioni”. Del resto, sproloquiare è l’unica attività in cui eccelle un sistema politico come quello italiano, che ha creato una situazione sociale così esplosiva.


 

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