Sopravvivenza dell’uomo solo su altri pianeti, intervista a Stephen Hawking

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Sopravvivenza dell’uomo solo su altri pianeti, intervista a Stephen Hawking

Il quotidiano La Repubblica (nell’ambito del gruppo giornalistico LENA) ha pubblicato sabato scorso un’interessante intervista a Stephen Hawking, in cui il celebre fisico affetto da una malattia del motoneurone che lo ha costretto a una vita intera in sedia a rotelle ha avuto modo di parlare di diversi aspetti relativi al nostro pianeta, al presente e al futuro dell’umanità, alla conoscenza della realtà che ci circonda, fino a Dio.
Il primo tema riguarda la possibilità della vita extra terrestre, definita come qualcosa di “razionale” per un “cervello matematico”.
“Se gli extraterrestri venissero a trovarci” ha detto Hawking “il risultato sarebbe molto simile a quello che accadde quando Colombo sbarcò in America: non fu una cosa buona per i nativi americani”.
Il pericolo proveniente dall’universo, però, non è l’unico individuato da Hawking, che ha lanciato una riflessione anche in merito all’evoluzione dell’intelligenza artificiale, dicendosi sicuro che “i computer supereranno gli esseri umani nei prossimi cento anni” e che, quando ciò avverrà, “dovremo essere certi che gli obiettivi dei computer coincidano con i nostri”.

Lo scienziato si è dimostrato molto pessimista anche per quanto riguarda lo stato attuale del nostro pianeta, sostenendo che “la sopravvivenza della specie umana dipenderà dalla sua capacità di vivere in altri luoghi dell’universo, perché il rischio che un disastro distrugga la Terra è grande”.
Non è chiaro se Hawking si stesse riferendo a un disastro ambientale o un disastro come conseguenza di guerre o crisi sociali e umanitarie globali, ma, forse, il fatto stesso che esista un tale elenco di possibilità è già di per sé una risposta.
Quello di Stephen Hawking è un mondo solitario, popolato da una mente “matematica” che non percepisce il bisogno di annusare concetti irrazionali, come quelli legati alla Fede, perché “le leggi della fisica sono sufficienti per spiegare l’origine dell’universo”, quindi “non è necessario invocare Dio”.
Nel suo mondo, così ‘numerico’, c’è spazio anche per un consiglio rivolto ai disabili, ovvero quello, molto pratico, “di concentrarsi sulle cose che la loro disabilità non gli impedisce di fare bene, e di non lamentarsi per quelle con cui interferisce”.

Una formula per la felicità, tanto semplice da non sembrare neppure vera.

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