La storia delle sorelle Papin, le assassine che sconvolsero la Francia

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La storia delle sorelle Papin, le assassine che sconvolsero la Francia

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Qualcosa di strano c’era, qualche segno poteva essere riconosciuto. Ma in fondo, chi l’avrebbe mai detto che le sorelle Papin erano due assassine?

Christine e Lea Papin sono state una coppia di sorelle assassine che sconvolse la Francia nel 1933. I loro non furono delitti ricorsivi ed efferati come quelli di alcuni dei più noti serial Killer. Ma le modalità con le quali si svolsero i fatti coinvolsero la nazione intera durante la celebrazione del processo. La storia delle sorelle Papin è lunga e articolata e parte dalla loro infanzia.

Papin, una famiglia complicata

Le sorelle Papin passarono la loro infanzia e giovinezza nei villaggi intorno a Le Mans, nella Francia occidentale. Christine nacque l’8 marzo del 1905, mentre Lea il 15 settembre 1911. La differenza di età fra le due era evidente: quasi sette anni. Ma questo certamente non influenzò il loro legame. Le due avevano anche una sorella maggiore, Emilia, che si fece suora dopo esser stata violentata dal padre.

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Christine e Lea crebbero dunque all’interno di una famiglia con gravi problemi di violenza e molestie.

Quando la madre si separò dal marito, le sorelle furono mandate in un istituto psichiatrico per riprendersi dallo shock del divorzio, dal quale erano state notevolmente turbate. Nella struttura sanitaria si resero praticamente indivisibili, non parlando con altre persone e dando l’impressione di essere addirittura telepatiche. Dopo che vennero liberate, le due Papin ottennero un lavoro presso diverse famiglie come domestiche, mettendo la condizione di lavorare sempre in coppia. Nel 1926 presero servizio al palazzo di René Lancelin, un avvocato in pensione che viveva nella città di Le Mans. Nella casa dimoravano René, sua moglie e la loro figlia adulta, mentre un’altra figlia si era trasferita a vivere con il marito.

Il contesto dell’omicidio

Le ragazze lavoravano circa 14 ore al giorno, con solo una mezza giornata libera a settimana. A quei tempi, fra gli anni venti e trenta, era considerato normale per il personale di servizio essere sempre a disposizione dei padroni.

L’impiego, tuttavia, offriva diversi vantaggi rispetto alla vita di strada, fra i quali un tetto sulla testa e la certezza di un poter mangiare ogni giorno.

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Nonostante la mole di lavoro, le ragazze obbedivano in maniera scrupolosa agli ordini del padrone, svolgendo le proprie mansioni con umiltà e rispetto. Non mostravano nessun interesse per il mondo al di fuori di loro stesse, né parlavano con altri se non fra loro. Al padrone di casa questa situazione non dava fastidio. Le sorelle, infatti, non erano impiccione e in più casa era sempre perfettamente in ordine. Passarono diversi anni senza mai un problema, fino al febbraio del 1933.

Il 2 febbraio 1933

Quella sera René Lancelin doveva incontrare la moglie e la figlia a casa di un amico per cena. Quando si fece tardi, l’uomo tornò a casa perché le donne non erano presentate all’appuntamento. Avvicinandosi al palazzo, notò le luci della sua casa completamente spente.

Solamente la stanza delle cameriere aveva il bagliore del lume di una candela. Le porte, poi, erano sbarrate dall’interno. Tutto questo fece nascere i primi sospetti all’avvocato, che andò subito dalla polizia.

Gli ufficiali forzarono la porta, ma non potevano immaginare cosa avrebbero visto. Jaques Lacan, psicoanalista e psichiatra francese, descrisse la scena come un’orgia di sangue. La descrizione calza perfettamente rispetto alle atrocità commesse dalle due domestiche. La moglie e la figlia di René erano state assassinate brutalmente, avevano gli occhi strappati dalle orbite e i volti talmente sfigurati da renderle irriconoscibili. Uno degli occhi della figlia era sul pavimento vicino al cadavere, mentre gli occhi di Madame Lancelin si trovavano nelle pieghe della sciarpa avvolta intorno al collo.

Gli investigatori si avvicinarono alle ragazze nella stanza di servizio. E le trovarono nude nel proprio letto. Le donne confessarono senza nessuna resistenza né alcun segno di rimorso. Le armi dell’omicidio furono trovate subito: un coltello, un martello e un vaso in peltro.

Christine e Lea furono ovviamente trasferite in prigione e messe in celle separate.

La separazione rese Christine particolarmente nervosa e disturbata. In un secondo momento fu permesso alle due sorelle omicide di rivedersi. Christine si gettò allora subito fra le braccia della sorella. In quell’occasione divenne evidente che il rapporto fra le due implicava una relazione amorosa e persino sessuale.

Il processo delle due sorelle assassine

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Alla vigilia del processo giudiziario, la pressione della stampa e dell’opinione pubblica era enorme. L’intera Francia seguì lo svolgersi del processo con grande interesse. Il delitto non coinvolse solo il popolino, ma anche l’elité francese, che interpretò l’evento come una specie di vendetta del popolo contro la borghesia, un vero confronto fra classi sociali. La sentenza di pena capitale per le due sorelle Papin si trasformò poi in ergastolo, ma comunque fu devastante. Christine si rifiutava di mangiare e mostrava spesso segni di pazzia: non riusciva a sopportare la lontananza dalla sorella.

Christine Papin si lasciò così poco a poco andare.

Fu trasferita in un manicomio di Rennes, dove morì il 18 maggio del 1937. Lea invece fu liberata dalla prigione nel 1941 per buona condotta e fu accolta dalla madre a Nantes, anche lei relegata ai margini della società. La più giovane delle sorelle Papin riuscì a trovare lavoro in un hotel a Nantes, sotto falsa identità. Si pensa che Lea possa essere deceduta nel 1982. Nel 1922, però, il regista Claude Ventura produsse un documentario dove si affermava che l’ultima delle sorelle assassine era morta nel 2001, paralizzata da un ictus e ormai completamente allettata.

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