Spending review: le reazioni COMMENTA  

Spending review: le reazioni COMMENTA  

La Camera ha approvato il decreto sulla spending review con 371 voti a favore, 86 contrari e 22 astensioni, così come aveva già fatto il Senato una settimana fa, con 371 favorevoli e 86 contrari. Tra le più importanti misure anti-crisi introdotte dal testo vi sono: un aumento delle tasse universitarie (anche se è previsto un blocco per gli studenti meno agiati fino al 2016), irpef più cara per le regioni in deficit sanitario, tagli ai posti letto negli ospedali, riduzione del 20% dei dirigenti pubblici e del 10% del personale non dirigente, oltre al taglio del 50% delle spese per il noleggio delle auto blu e per i buoni taxi rispetto all’anno scorso.


Ovviamente l’approvazione del decreto ha scatenato non poche, ma alquanto previste, polemiche. Antonio Di Pietro ha criticato nuovamente (l’aveva già fatto qualche giorno fa dal suo blog) l’eccesivo ricorso ai decreti da parte del governo Monti. Inoltre, nel suo intervento di oggi alla Camera, nel corso delle dichiarazioni di voto, il leader dell’Idv ha dato di «sconosciuto» al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in quanto l’ex pm ha affermato di non riconoscerlo più dopo che il Capo dello Stato si è pronunciato a favore della decretazione d’urgenza.


Il tutto, mentre durante la votazione le categorie del pubblico impiego di Cgil e Uil hanno organizzato un flash mob in Piazza Montecitorio, per manifestare la loro opposizione contro la «mannaia del Governo che taglia in modo insensato e iniquo le risorse destinate ai servizi pubblici».


Anche dai seggi della maggioranza e di chi ha dato il suo sostegno alla trasformazione del decreto in legge serpeggia il malumore. La deputata del Pd, Lucia Codurelli, ha dichiarato che il suo è stato un «sì sofferto e ultimo, se non si cambia registro. Ci sono troppe cose contenute nel decreto che non vanno: dai tagli lineari ai comuni, alla sanità, alla scuola, per non dire la questione ancora irrisolta degli esodati». Lo stesso Bersani ha dichiarato che nel testo «qualche imperfezione c’è e alcune cose vanno riviste sul fronte della spesa sociale».

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Maurizio Lupi, Pdl, ha sottolineato che, sebbene il Pdl appoggi il governo Monti, «non significa fare il tappetino sdraiato». I rapporti tra Monti ed il Pdl si sono fatti turbolenti dopo le dichiarazioni del premier su Berlusconi al Wall Street Journal («con lui lo spread sarebbe a 1200») e oggi, per protesta, i deputati pidiellini hanno fatto andare sotto il Governo su un ordine del giorno del decreto per la spending review che riguarda la sicurezza.

 

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