Spending review: per i diplomatici italiani mantenuti i privilegi COMMENTA  

Spending review: per i diplomatici italiani mantenuti i privilegi COMMENTA  

 

 

Sebbene la furher Merkel e  il socialista Hollande,  guadagnino cifre da capogiro, per loro la scure della spending review non è minimamente contemplata. Così’, mentre “La casta” si salva dai tagli, il Governo decide di economizzare riducendo i costi del personale a contratto, a tal punto da causare tuttavia incidenti diplomatici dall’altra parte del mondo.


 In Italia la lobby dei “poveri “ diplomatici è riuscita a spingere Governo e Quirinale a tutelarli in qualche modo, con il risultato di creare una legge ad hoc che di fatto consente ad ambasciatori e alti funzionari di mantenere privilegi e stipendi d’oro.


Non parliamo di bazzecole, ma di cifre scandalose e di cui dovremmo indignarci in qualità di cittadini e far arrossire chi le ha avallate: un ambasciatore italiano all’estero: continuerà a guadagnare 380mila euro lordi l’anno tra indennità di servizio (esentasse) e stipendio metropolitano (tassato) cui vanno aggiunti il 20% di maggiorazione per il coniuge, il 5% per i figli, indennità di rappresentanza e sistemazione, contributo spese per residenza e personale domestico; in aggiunta è mantenuto il premio di risultato variabile da 50 a 80mila euro.. Anche i consoli all’estero ( tipo in germania) non avranno di che preoccuparsi: continueranno a percepire 5mila euro al mese di stipendio versati in Italia e 14mila d’indennità netti ed esentasse perché non fiscalizzati né in Italia e né in Germania.


Nessuno dei 919 diplomatici oggi in servizio insomma verrà toccato dalla spending review e a conti fatti la sola voce “indennità di servizio” che attualmente comporta una spesa di 311 milioni di euro, salirà a 344 l’anno prossimo, il tutto mentre, con grande serenità, si colpi il personale “povero” assunto nelle nostre ambasciate con contratti e tariffe locali: per loro infatti la spending review riserva il solito blocco degli aumenti, fermi già da dieci anni.

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Bella cosa se si considera che in un paese in crisi come il nostro, un funzionario italiano guadagna dieci volte più di un collega straniero. E’ notizia di questi giorni che in India, ( dove i rapporti sono tesi a seguito della vicenda dei Marò) il personale assunto in loco ha trascinato in tribunale l’ambasciatore italiano con l’accusa di discriminazione etnica. Assurdo il fatto che per gli insegnanti di lingua italiana all’estero la spending review preveda al contrario un taglio pari al 40% dei professori,  per non intaccare i privilegi di pochi che a Roma dettano legge

Ma entriamo nel vivo dell’’emendamento tanto discusso

Come tutte la amministrazioni dello Stato, la Farnesina era stata chiamata a dire la sua , in nome e per conto della spending review , con la regola generale del taglio del 20% degli organici dirigenziali e del 10% della spesa complessiva per il personale non dirigenziale, ma sebbene la spending review sia legge, di fatto alla legge si è risposto con l’inganno.

Un emendamento con i fiocchi al Senato, ha aperto una corsia preferenziale, temporanea ed esclusiva al ministero, non concesso ad altri settori della pubblica amministrazione ad eccezione del personale delle Prefetture in corso di accorpamento. il famigerato emendamento è stato scritto su indicazione e proposta del governo dagli stessi relatori per la conversione in legge del Dl 95/2012), Paolo Giarretta del Pd e Gilberto Picchetto Frattini del Pdl. Giarretta , dietro suggerimento ministro Terzi, ma secondo voci autorevoli della Farnesina, il provvedimento sarebbe frutto di insistenti pressioni esercitate sul governo dalle alte sfere della diplomazia. Certo è che risulta poco credibile che il governo  abbia voluto emendare se stesso, promuovendo un provvedimento che neutralizza completamente gli effetti della sua stessa legge per salvaguardare una specifica categoria di dipendenti pubblici.

 Ma ecco come l’emendamento introduce, al comma 5 ,la deroga ai due articoli principali della spending review : “Per il personale della carriera diplomatica e per le dotazioni organiche del personale dirigenziale e non del Ministero degli affari esteri, limitatamente ad una quota corrispondente alle unità in servizio all’estero alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, si provvede alle riduzioni di cui al comma 1, nelle percentuali ivi previste, all’esito del processo di riorganizzazione delle sedi estere e, comunque, entro e non oltre il 31 dicembre 2012; sino a tale data trova applicazione il comma 6 del presente articolo”.

Tradotto in termini spiccioli : fino a quando il ministero stesso non riorganizza le rappresentanze, non ci saranno tagli , che tradotto in termini ancora più spiccioli lascia presagire che i tempi saranno infiniti! La rivisitazione delle sedi estere (319 tra ambasciate, consolati, istituti di cultura) porterà a lungaggini burocratiche e disquisizioni volutamente interminabili ed estenuanti trattative portate avanti da gruppi di interesse locali, sponde parlamentari tra i deputati eletti all’estero, lobby di funzionari ministeriali. I tagli futuri, poi, ricadranno solo sul personale impegnato all’estero (511 diplomatici, 12 dirigenti, 1.907) mentre lasciano intatto quello del ministero che conta circa 2.500 dipendenti.

                   

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