Sprechi istituzionalizzati da 80 miliardi

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Sprechi istituzionalizzati da 80 miliardi

Continui sperperi di denaro pubblico, dalle caserme agli organi più vicini allo Stato. In Trentino Alto Adige c’è una caserma dei pompieri ogni 43.500 persone. A Genova il bagno della prefettura è costato oltre 100 mila euro.

Ci risiamo con i soliti scandali all’italiana. Tuttavia penso che per la modalità con cui vengono perpetrati questi sprechi sarebbe meglio chiamarli con il loro nome più adatto: «sperperi ai danni del contribuente senza troppo fottersene dell’opinione pubblica». Questa mal gestione di denaro pubblico ha la stessa rotta impazzita di un palloncino mezzo gonfio quando ci scappa di mano e si sgonfia in aria; anche il rumore di «flatulenza di Stato» rende bene l’idea. Veniamo però alle spese assurde fatte negli ultimi mesi. Nella prefettura di Genova, a fine del 2011, per la ristrutturazione del bagno sono stati spesi la vergognosa somma di 105.564,17 euro. All’interno del “cesso” sono stati messi marmi, idromassaggio e sauna.

A pagare i lavori è stato il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

«Probabilmente la ristrutturazione è costata così cara poiché il palazzo che ospita la prefettura ligure è patrimonio dell’Unesco? Anche la vergogna si ‘vervogna’ di se stessa, non trovando giustificazioni». Spostiamoci dall’altra parte della penisola, dal momento che questi sperperi investono ogni angolo del Paese. Andiamo in Sicilia, all’aeroporto di Comiso, Ragusa. E’ stato riaperto di recente, anch’esso ristrutturato (guarda un po’). Il suo ritardo, dovuto a burocrazie varie e a qualche ditta appaltatrice un po’ a rilento, è costato milioni di euro in più. Oltretutto quando la struttura aeroportuale era ancora chiusa, al suo interno c’erano ben 60 Vigili del fuoco pronti e operativi a qualsiasi emergenza…[…]…Costo: circa 370 mila euro al mese tra stipendi, vitto, alloggio e attrezzature.

Ritorniamo al nord, nel verde Trentino Alto Adige. Qui addirittura la Regione sembra ignifuga, a prova del benché minimo incendio. Le caserme sparse sul territorio alto atesino sono 239 e servono una popolazione di 1.046.850.

Una caserma ogni 43.500 persone, non male direi. Prefetture, caserme, carceri, capitanerie di porto, biblioteche pubbliche e Parlamento; contarne gli sprechi in tutta Italia è pressoché impossibile. Di che si parla? Delle cosiddette “strutture periferiche dello Stato”, il cui mantenimento, a oggi, assorbe circa il 93 per cento delle spese totali per il funzionamento dell’intero apparato statale. La Ragioneria Generale dello Stato (organo del Ministero dell’Economia a delle Finanze) è stata chiamata in campo dalla spending review dando una stima sui fabbisogni “standard” di tutte queste strutture. Dopo analisi fatte risulterebbe un possibile risparmio di circa 450 milioni di euro – soldi ministeriali: ovvero i nostri –. Sembra addirittura che la stima sia sottostimata ma già rende un idea di quello che sarebbe possibile risparmiare se solo ci fosse la volontà di una classe politica attenta al Paese «ma ormai le nostre speranze sono state scannate come un porco al mattatoio»

Potrebbe migliorare l’efficienza del sistema? Certo! Innanzitutto razionalizzando i cosiddetti centri di costo – organi o strutture statali, più simili a buchi neri, all’interno dei quali ricadono le spese per la gestione delle strutture periferiche statali –. Quanti sono, vi starete chiedendo con un mix di impazienza e bile.

Il sistema di contabilità economica dello Stato ne ha censiti 137 nel 2008, registrando poi una netta impennata che a fine 2012 li ha portati a quota 251. Il solo Ministero dell’Interno ne conta oggi 137. «La negligenza istituzionalizzata dei nostri governanti è la cosa che più si avvicina al relitto della nave Concordia: inclinata, esausta, mezza arrugginita e violentata dal mancato rispetto di un comandante vigliacco e reticente a prestare soccorso ai suoi passeggeri». Mantenere questo apparato costa ogni anno circa 80 miliardi, la metà dei quali si volatilizza con il pagamento degli stipendi al personale. Poi ci sono l’acquisto di beni e servizi, i debiti, i contenziosi e voci meno definite (e qui ho altri dubbi) come quella denominata “altri costi”: un capitolo che in alcuni casi (come nelle strutture del Tesoro e dello Sviluppo economico) arriva a pesare quasi per il 15 per cento del totale. La Ragioneria, più simile a una vecchia ragioniera priva di tecnologia, ha stilato una macroanalisi di 300 pagine nell’intento di stanare gli sprechi (loro per renderci sudditi con il linguaggio la chiamano diseconomia e non sperpero).

Poi, come ogni organo dello Stato in cui la trasparenza ha la limpidità del petrolio, ci avvisa con queste parole: “I sistemi attualmente gestiti dalla Ragioneria non consentono, tuttavia, di desumere informazioni complete sulle attività svolte dalle singole strutture, utili per effettuare valutazioni di merito in termini di impiego efficiente delle risorse ed eventuali margini di razionalizzazione della spesa”. Ovvio.

Il rapporta non entra nei particolari, qualcosa da nascondere? Ad esempio i 200 mila euro versati ogni anno dal ministero dei Beni culturali per la sede dell’Archivio di Stato a Como? La vicenda è stata al centro di aspre polemiche nella città, fomentate soprattutto da alcuni esponenti leghisti furiosi nei confronti della «gestione centralista di Roma». L’archivio di Como, vi do una news, potrebbe essere ospitato, a costo zero, in alcuni stabili inutilizzati del ministero della Difesa, ma finora questa richiesta – coerente alla politica del «echisenefotte» – ha avuto solo dei no.

Altro spreco ci arriva dalla romantica Venezia. Il suo prefetto ha a disposizione «solo» 12 motoscafi. Menomale che a non farci sentire “soli” e dannatamente populisti è il Siulp (il sindacato dei lavoratori della Polizia) il quale ha protestato contro uno spreco che arriva da una istituzione importante. Capirete anche voi che in mezzo a questo cascata del cattivo gusto e dell’ottimo spreco i calcoli della Ragioneria, con situazioni come queste, non possono essere precisi più di tanto, men che meno sommati.

Così come non trovano spazio giudizi di valore sul numero delle caserme dei pompieri in Trentino e sul loro costo: a Capriana, in provincia di Trento, per la nuova caserma è stato speso circa un milione e mezzo di euro. «Non è un po’ troppo? Non sarebbe il caso che qualcuno indagasse? O forse è meglio far tacere le penne e continuare questa commedia sofoclea in questo teatro dell’orrore dove più nessuno si diverte».

(F.B)

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