Stop alle trivellazioni nell’Artico, Shell fa un passo indietro

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Stop alle trivellazioni nell’Artico, Shell fa un passo indietro

Sono passati circa due mesi dall’inizio delle trivellazioni nell’Artico e già la Shell ha deciso di rinunciare, nonostante i quasi sette miliardi di dollari di investimento.
Non si tratta, però, di una rinuncia conseguente ad una improvvisa presa di coscienza delle possibili ripercussioni ambientali (sarebbe troppo nobile e bello, del resto), bensì di una scelta ponderata sulla base di una attenta analisi costi e benefici.
In altre parole, la Shell ha deciso che proseguire con le trivellazioni non è conveniente, perché la quantità di petrolio individuata e prevedibile non giustificherebbe l’enorme esborso economico.
Quest’estate, alla notizia che il presidente degli Stati Uniti Barack Obama in prima persona aveva deciso di autorizzare le trivellazioni nell’Artico, i movimenti ambientalisti avevano messo in atto azioni di protesta molto estese (a fine giugno, a Zurigo, gli attivisti di Greenpeace aveva bloccato in modo pacifico tutti i distributori Shell della città, impedendone l’utilizzo), che miravano a sottolineare come le attività di ricerca di idrocarburi nell’Artico avrebbero potuto devastare un intero ecosistema a causa del possibile sversamento di petrolio, fenomeno di cui la responsabile della campagna Artico per Greenpeace Svizzera, Nadine Berthel, a suo tempo diceva che era da considerare non solo probabile, ma certo.

Persino il governo USA, in realtà, era d’accordo con questa analisi, visto che pare valutasse come pari al 75% le probabilità di uno o più sversamenti di petrolio di notevole entità.
Al di là dei motivi, comunque, a contare è il risultato finale: la Shell ha rinunciato alle trivellazioni nel mare Artico di Chukchi, in Alaska, perciò, almeno per ora, il problema può dirsi risolto.
Certo, c’è da rabbrividire (come se nell’Artico ci si trovasse per davvero) al pensiero che se i conti della Shell fossero stati diversi, nessuno avrebbe potuto fermare il gigante petrolifero.
Se le trivellazioni non fossero state ‘non convenienti’, infatti, sarebbero senz’altro proseguite, con buona pace di orsi bianchi e trichechi, ambientalisti, ecosistema tipo ghiacciaio e, quindi, oceano e umanità tutta.

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