Storia del processo Mondadori

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Storia del processo Mondadori

Il Lodo Mondadori è un episodio dello scontro giudiziario-finanziario tra due imprenditori italiani, Silvio Berlusconi e Carlo De benedetti, per il possesso della Arnoldo Mondadori Editore, una nota casa editrice italiana. Con la stessa espressione si indica anche la vicenda giudiziaria successiva che riguarda il pagamento di tangenti per ottenenere un lodo(arbitrato) favorevole a Berlusconi.

Tra gli imputati del processo, ci sono lo stesso Berlusconi e il suo collaboratore Cesare Previti.

Durante gli anni ’80, Berlusconi acquisisce quote sempre più consistenti della Arnoldo Mondadori Editore. Con la morte nel 1987 del presidente della Mondadori, Mario Formenton, inizia la “guerra” per la successione dell’azienda. Nel 1988 Berlusconi acquista le azioni di Leonardo Mondadori. La Mondadori è così sotto Fininvest, CIR di De Benedetti e la famiglia Formenton. De Benedetti stipula un contratto con quest’ultima per la vendita delle azioni in loro possesso, ma nel novembre 1989 la famiglia Formenton consente a berlusconi di diventare il nuovo presidente della compagnia nel gennaio 1990.

Le parti in causa non riuscendo a trovare un accordo decidono di ricorrere ad un lodo arbitrale per stabilire se il contratto fatto da De Benedetti con i Formenton dovesse avere corso o se quest’ultimi potessero vendere le quote alla Fininvest.

In un primo momento vince De Benedetti, ma berlusconi impugna il lodo e riottiene le azioni Mondadori.

I sospetti di corruzione partono proprio da quel momento, perchè due giudici del lodo, Arnaldo Valente e Vittorio Metta erano amici intimi di Cesare Previti, legale di Berlusconi.

La Corte Costituzionale decide il 3 Ottobre 2009 che la Fininvest deve risarcire con una grossa somma di denaro, circa 750 milioni di euro, la CIR di De Benedetti. La cifra è stata poi ridotta a 540 milioni di euro nella sentenza del luglio 2011.

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