Storia di un vero capitano: Dwyane Wade

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Storia di un vero capitano: Dwyane Wade

 

Quando, nel draft 2003, la lega venne invasa da una moltitudine di matricole dal talento cristallino, gli occhi erano tutti puntati sulle prime tre scelte assolute. Infatti, i Cleveland Cavaliers (invidiati da tutta la lega) si erano assicurati il giocatore più forte degli ultimi dieci anni, Kobe Bryant permettendo, Lebron James. Dietro di lui, un po’ a sorpresa, Darko Milicic, un giovane lungo, cresciuto in Europa, il quale a Detroit doveva raccogliere l’eredità del pluricampione Ben Wallace e che, invece, si è rivelato il più grande flop di quell’annata. Infine, sponda Denver, Carmelo Anthony, rivale di Lebron sin dai tempi delle medie. Dietro ai tre un certo Chris Bosh che, già dalle prime partite, rassicura la dirigenza dei Toronto Raptors sulla bontà del loro investimento.

imagesTuttavia, il giocatore che prima di tutti avrebbe primeggiato tra i veterani della lega sarebbe stato un ventunenne di Chicago, appena uscito dal Marquette college, selezionato come quinta scelta assoluta dai Miami Heat: Dwyane Wade.

Il ragazzo preferisce lasciare ai vari Lebron e Melo i riflettori dei media, ma inizia, sin da subito, a dimostrare che di talento lui ne ha da vendere, forse anche più del Prescelto e di Melo. Si impone subito come guardia tiratrice titolare: con i tifosi è amore a prima vista, grazie al suo stile di gioco spettacolare e il coraggio di prendere certi tiri nelle fasi cruciali della partita, cosa assai rara per un rookie. Dwyane Wade, insomma, dimostra di essere già un leader, a soli 21 anni.

Questo non vuole essere un resoconto di una carriera sfavillante e vincente di uno dei giocatori più amati e rispettati di sempre, tuttavia è giusto ricordare qualche dato: Wade ha vinto 3 anelli NBA, un titolo come MVP delle Finali, MVP degli All-Star game 2010, miglior marcatore della stagione 2008-2009, convocato agli All-Star game dal 2005 fino a quello di quest’anno, miglior marcatore della storia dei Miami Heat e il palmares sarebbe ancora lungo.

Flash (questo è il suo soprannome, data la sua velocità spaventosa) è sempre stato un vincente, un giocatore con una fame di titoli smisurata, compensata da un rispetto e una fedeltà per la squadra assoluti. Due volte la dirigenza di Miami ha deciso di costruirgli attorno una squadra vincente e lui non ha mai fallito l’obiettivo. Nel 2006, infatti, ha vinto il suo primo anello con un team di veterani, aiutato da un altro mostro dal ricco palmares: Shaquille O’Neal. Nel 2010 Pat Riley, presidente della franchigia, gli affianca due fenomeni pescati dal suo stesso draft, più precisamente la quarta e la prima scelta assoluta: Chris Bosh e Lebron James.

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I Big Three vincono due titoli insieme nel 2012 e nel 2013, fino allo scioglimento, dato dal ritorno dell’amico fraterno Lebron a Cleveland, avvenuto quest’estate. Collante e anima del gruppo è sempre lui, il timoniere e bandiera della squadra che, tra un infortunio e un altro, riesce a tenere unite tre star nello stesso team. Con King James all’apice della propria forza, Wade si relega al ruolo di gregario, senza comunque rinunciare di risultare decisivo nei momenti opportuni. Un eroe silenzioso, contraddistinto da un’umiltà e una bravura spropositati. Ecco Dwyane Wade, il capitano che ogni squadra vorrebbe avere ma che solo i suoi amati Miami Heat hanno il privilegio (e l’onore) di poter vantare.

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