La storia del neonato della grotta di Saipan: l'unico superstite

La storia del neonato della grotta di Saipan: l’unico superstite

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La storia del neonato della grotta di Saipan: l’unico superstite

neonato

Il neonato salvato dalla grotta di Saipan fu uno dei pochissimi superstiti al suicidio di massa giapponese durante la seconda guerra mondiale.

La foto di Eugene Smith dove si vede un neonato in braccio a un soldato statunitense è una delle più commoventi del secondo conflitto mondiale. Anche se l’immagine di per sé non è così sconvolgente, il contesto in cui venne scattata le dona tutta un’altra luce. Nel giugno del 1944 gli americani attaccarono Saipan nell’arcipelago delle Marianne, e fu dichiarata sicura il 9 luglio successivo.

La lotta per liberare l’isola portò alla morte oltre 14,000 statunitensi e circa 30 mila soldati nipponici. Ma il bilancio delle vite non coinvolse solo i militari impegni nello scontro. Quell’estate, infatti, morirono altre dodicimila persone, abitanti dell’isole, tramite il seppuku, ovvero il suicidio giapponese.

Moltissimi civili giapponesi si suicidarono nel corso degli ultimi giorni di quella battaglia. Avevano infatti paura della rottura e della eventuale mutilazione dopo la loro morte da parte dei soldati americani. Numerosi fra quelli che vivevano nei pressi della collina dei suicidi si buttano letteralmente verso la morte.

Furono all’incirca ottomila i giapponesi che andarono a schiantarsi sulle rocce e sugli speroni. Morirono probabilmente a causa della pubblicità giapponese, che terrorizzava in proprio popoli diffondendo notizie sulle note “mutilazioni americane sui cadaveri”. Tali episodi erano purtroppo reali, infatti l’esercito americano spesso mutilava i cadaveri dei giapponesi per esporli in qualità di trofei di guerra.

Il neonato e come fu salvato

soldato

Il neonato della fotografia di Smith su uno dei pochi superstiti al tremendo suicidio di massa. Durante la giornata dell’8 luglio, quando si suicidarono migliaia di giapponesi, i padri provvedevano a sgozzare i propri figli prima di togliersi a loro volta la vita. I militari Usa che giunsero nel luogo del suicidio non furono in grado di fermare in nessun modo l’attacco di isteria collettiva. Riuscirono a salvare solo pochi bambini dalla morte certa.

Il piccolo dell’immagine, trovato il 9 luglio, fu trattato con affetto paterno.

Come lui, pochi altri si salvarono dal massacro di gruppo che contò un numero impressionante di morti. Oltre 55 mila persone, dall’inizio della guerriglia dell’11 giugno, con una stima di circa duemila morti al giorno. Ogni persona salvata, sia da una parte che dall’altra, era evidentemente considerata preziosa, senza considerazione sullo schieramento di ognuno.

Consigli per visitare le Isole Marianne

Isole Marianne

Negli Stati Uniti ancora oggi le Isole Marianne Settentrionali sono considerate il luogo più segreto d’America. Ma per i Giapponesi questa diceria non vale più. Dopo essere stati scacciati durante la seconda guerra mondiale, essi sono tornati per vendicarsi. Praticando il golf e facendo acquisti senza dazio. Saipan si sta trasformando in un incubo da viaggio tutto compreso. Ma riesce ancora a conservare un po’ del suo fascino: acque chiarissime, spiagge bianche, bellissimi fondali per le immersioni e lo snorkelling e le escursioni. Ma chi davvero desidera evitare il turismo di massa, dovrà volare su Tinian o su Rota, dove la tradizionale vita da isola procede come sempre e dove i resort stanno prendendo piede solo in questi ultimi anni.

Le norme di accesso odierne per le Isole Marianne settentrionali sono le medesime che regolano l’ingresso negli Stati Uniti.

Il passaporto deve avere una validità di almeno sei mesi oltre il periodo di permanenza nelle isole. Il Visa Waiver Program premette ai cittadini italiani di visitare le isole per un massimo di 30 giorni senza il visto statunitense, mostrando dunque solo il passaporto valido.

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