Strategia d’impresa? Leadership con valore aggiunto COMMENTA  

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Come vincere sul mercato: la posizione ed il compito della classe dirigente

Una qualità che ogni manager di successo conosce bene? l’autorevolezza. Questa dote è poco diffusa e, tanto più le persone occupano posizioni di comando, tanto più si appellano ad un suo surrogato: l’autorità. L’autorità si apprende solitamente nelle gerarchie, nei ranghi militari, chi si appella all’autorità si aspetta di essere obbedito, non tanto perché sia giusto o corretto, quanto piuttosto perché l’ordine è impartito da una persona gerarchicamente “superiore”. L’autorevolezza, invece, è ben altra cosa: non si impone ma si costruisce. La persona autorevole è quella seguita dai suoi collaboratori perché riconoscono in lei la funzione di guida, di leader naturale; non è quella che sa più cose di tutti, è quella che conosce i suoi limiti, ascolta i pareri altrui e non si vergogna a chiedere. Il manager autorevole, come il buon padre di famiglia, fa osservazioni al fine di aiutare i collaboratori a migliorare, mai per umiliarli; non solo sa redarguire ma, soprattutto, sa dire grazie. Il manager autoritario, invece, si inalbera, mette alla berlina i suoi sottoposti quando sbagliano, non chiede mai opinioni, sa tutto lui. La differenza tra un manager autorevole e un manager autoritario non è astrattamente etica: il manager autorevole generalmente guida aziende di maggior successo e maggiormente profittevoli. E’ quindi nell’interesse degli “azionisti” che al timone dell’azienda ci siano manager stimati dai collaboratori; che con il loro ottimismo e con la loro capacità naturale di guidare gli altri siano un punto di riferimento per tutti, e tutti danno il meglio di sé. Nell’azienda di successo tutti sono orgogliosi di lavorare lì, dal portiere ai quadri. Di contro, nelle aziende con gerarchie autoritarie i dipendenti tengono sotto controllo l’orologio per sapere esattamente quanto manca prima di andare a casa, al telefono rispondono con voce sgradevole, sono indisponenti nei rapporti interpersonali. Le aziende, la nostra economia, hanno bisogno di leader naturali, di persone autorevoli, sicure delle proprie capacità, in grado di farsi seguire senza imporsi; capaci, prima di tutto, di guadagnarsi la stima dei collaboratori. I collaboratori parlano dell’azienda dove lavorano a casa, con gli amici, diventano i suoi primi sponsor, la difendono quando qualcuno l’attacca, ne evidenziano i pregi quando partecipano alle discussioni e dimenticano i difetti e i limiti dei colleghi perché tutti lavorano per gli stessi valori. Appartenere ad un gruppo di persone che hanno una missione condivisa, un comune bagaglio di esperienze permette di costruire un ambiente ideale per l’apprendimento (“Communities of practise”).In questo ambiente vi sono le maggiori possibilità di costruire aziende coese, in grado di superare le incertezze economiche del momento. Per vincere, in un mercato sempre più competitivo e incerto, ci sarà sempre più bisogno di una classe dirigente con un valore aggiunto: più autorevole e meno autoritaria.

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