“Suburra”: il film più discusso del momento in uscita su Netflix COMMENTA  

“Suburra”: il film più discusso del momento in uscita su Netflix COMMENTA  

Quando un oggetto, un film, persino una persona, sono gli assoluti protagonisti di una precisa operazione commerciale, costosa ed ossessiva, con réclame ovunque – dalla tv ai giornali, dai cartelloni pubblicitari per strada come sui tram e persino sulle facciate dei palazzi – diventano per molti e per forza di cose – non importa se valgono davvero o meno – una sorta di ”oggetto del desiderio”, qualcosa da avere, da ammirare o detestare o, in ogni caso qualcosa di cui parlare.


Così da un numero indefinito di settimane si parla ovunque di ”Suburra”: pubblicità, annunci, anche in questo caso ospitata nello stesso programma, ma nessuna recensione prima di una certa data, perché tutti i giornalisti che lo hanno visto in anteprima come noi, hanno dovuto firmare un tassativo embargo. Anche qui, l’ossessiva pubblicità lo ha già fatto diventare “il film del momento” con l’obiettivo di trasformarlo ben presto nel “film dell’anno”. I propositi sono più che buoni, visto che oggi esce in Italia in 500 sale in contemporanea con l’esordio sulla piattaforma televisiva americana che debutterà in Italia il 22 ottobre prossimo, Netflix, che lo farà vedere negli Stati Uniti e in America Latina, facendo così di ”Suburra” il film italiano con la maggior distribuzione della storia.


Va bene tutto, ma, come a volte succede, non è detto che a una pubblicità straordinaria (in tutti i sensi) corrisponda un film (come in questo caso) di pari livello. La domanda che ci siamo più volte posti in questi giorni di ”obbligato silenzio” è stata: il film in questione merita davvero?

Detto sinceramente, con tutto l’amore che possiamo avere per un film italiano e rispettando al massimo il lavoro di tutti quelli che ci hanno lavorato – a noi ”Suburra” più che un film è sembrato il più costoso spot mai realizzato per una serie televisiva. Centotrenta minuti, più di due ore dedicati a quello che vedremo il prossimo anno nei dieci episodi di ”Suburra”, la nuova fiction che debutterà su Netflix in tutto il mondo nel 2017. Quei dieci episodi sulla criminalità organizzata romana saranno realizzati da Cattleya con la prima produzione italiana della più grande rete di internet tv del mondo, cercando così di ripetere i grandi successi ottenuti con le serie di Gomorra e Romanzo criminale (trasmesse da Sky).

La pellicola diretta da Stefano Sollima (regista di ”ACAB-All Cop Are Bastards”, ideatore e regista di ”Gomorra- La serie”) è un grande spot che trasforma in un lontano ricordo l’omonimo libro (Einaudi) di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini da cui il film è tratto.


Peccato, visto che i due in questione sono autori del soggetto e della sceneggiatura assieme a Stefano Rulli e a Sandro Petraglia. Una sceneggiatura, la loro, con dialoghi che assomigliano a delle telefonate informative fatte dagli attori allo spettatore – sarebbe stato bello ”far capire” di più – ma il più delle volte, in quei centotrenta minuti di film non accade nulla e tranne qualche scena, si è rapiti da un’eterna, infinita, fastidiosa noia.

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Ci dispiace poi per gli attori protagonisti, ma tolti Pierfrancesco Favino, Claudio Amendola (il migliore) ed Elio Germano, le giovani promesse (da Alessandro Borghi a Greta Scarano, da Giulia Elettra Gorietti ad Adamo Dionisi) recitano tutti con dizioni inesistenti e in più di una scena – credeteci – è più che necessario il bisogno dei sottotitoli. E non stiamo parlando di quelle in cui Adamo Dionisi parla nella sua lingua, ma di quelle in romanesco in cui le parole e le frasi sono ”mangiate” più che ”parlate”. Peccato davvero, perché ci saremmo aspettati di più. In ogni caso, lo sappiamo già, ”Suburra” sarà un successo. Che ci piaccia o meno.

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