Suicida, neolaureata con il massimo dei voti: la crisi occupazionale fa un’altra vittima

Cronaca

Suicida, neolaureata con il massimo dei voti: la crisi occupazionale fa un’altra vittima

Il “Quotidiano della Calabria” ha raccolto lo sfogo di una madre che, lo scorso 4 aprile, ha perso sua figlia. Lucia, così si chiamava la ragazza, si è gettata giù dal balcone. Lucia si era laureata in ingegneria gestionale, con il massimo dei voti. Nonostante questo doveva accontentarsi di un lavoro sottopagato, nulla che rispondesse alle sue aspirazioni, nulla che ripagasse i suoi studi portati avanti brillantemente. «È sempre stata onesta, non ha mai cercato compromessi, si è sempre messa in discussione, troppo, e ci ha dato sempre il massimo…o forse no, perchè, ne sono certa, se non l’avessimo uccisa, tutti, ci avrebbe dato di più» scrive la madre. «Non si può banalizzare – prosegue la donna nella sua lettera – e liquidare il suo gesto come un suicidio dettato dalla depressione… Lei sì, lei sì che si è sempre impegnata fiduciosa nei nostri insegnamenti, sicura che il merito avrebbe pagato. Laureata in ingegneria gestionale, in condizioni molto difficili, con il massimo dei voti, 110/110, si è trovata a doversi accontentare di un lavoro che non era il suo, poco retribuito, si è trovata a doversi prendere cura della sua piccolina di appena due anni, affrontando tutte le difficoltà che già conosciamo noi donne…e noi donne del sud.

Aveva un solo difetto: portare un cognome anonimo e credere nella meritocrazia». Un’altra pagina nera dei nostri tempi, non stiamo qui a sindacare se il suicidio della povera Lucia abbia o meno a che fare con le condizioni economiche e lavorative. Sua madre pensa sia così e a noi questo basta.

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