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Super recognizer: il poliziotto inglese che batte ogni software di riconoscimento facciale

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Super recognizer: il poliziotto inglese che batte ogni software di riconoscimento facciale

Qualche curriculum, in vita nostra, l’abbiamo spedito tutti. Alla ricerca di un impiego abbiamo messo in giusta luce le nostre capacità, che si trattasse di lingue conosciute o software, procedure, esperienze pregresse e una meravigliosa capacità di lavorare in team. Eppure, salvo casi rari, si è sempre trattato di capacità piuttosto comuni, nulla di davvero straordinario, nel senso proprio del termine. Nulla, insomma, che davvero ci caratterizzasse come dei supereroi. Sembrerebbe di poter chiudere la questione con un’alzata di spalle, perché l’osservazione non fotografa nient’altro che la realtà, e nessuno può farci niente. Invece, a voler ben guardare, sembra proprio che qualcuno, le capacità da supereroe le abbia per davvero.

È il caso dell’inglese Gary Collins, 48 anni, ora poliziotto, ex designer. Di lui si è interessato niente meno che il New York Times in un lungo articolo, seguito a ruota da diversi altri media, anche in Italia (fra cui il Post). Ogni parola scritta su lui merita in effetti di essere stata scritta.

Gary Collins, infatti, ha una innata e rarissima capacità: in poche parole, quando vede il volto di qualcuno, non lo dimentica più.

A Londra, la città in cui Gary lavora come membro dell’unità anti gang di Scotland Yard, è attivo un milione circa di videocamere di sicurezza. Per un funzionamento ininterrotto, cioè esteso a 24 ore su 24, fa un totale di 24 milioni di ore di registrazioni al giorno, quasi 9 miliardi di ore l’anno. Tantissimo materiale, così abbondante da indurre la polizia inglese a dotarsi di un sofisticatissimo software per il riconoscimento facciale, che, per fare un esempio, in occasione delle rivolte di Londra del 2011, fu in grado di totalizzare la rispettabile media di un volto riconosciuto su 4000.

Il software fa quel che può, però, e l’intervento umano è sempre gradito, se non necessario, come nel caso di un individuo che compariva diverse volte nelle registrazioni dei disordini del 2011 e di fronte al quale Scotland Yard si torturava con una sensazione di deja vu, come se il nome di quella persona fosse sulla punta della lingua, ma non ne volesse sapere di palesarsi per nessun motivo.

Almeno finché quelle immagini non sono state sottoposte all’occhio di Gary Collins, che, dopo averle guardate con attenzione e averci pensato un po’ sopra, deve aver guardato i colleghi esclamando “ma questo è Stephen Prince!”, riferendosi a un tizio incontrato per caso e di sfuggita qualche anno prima.

Fatte le dovute verifiche, indagini e dopo i processi, emerse che la persona immortalata dai circuiti di sicurezza era proprio Stephen Prince, che fu in effetti condannato a sei anni di detenzione per il ruolo coperto durante gli scontri di Londra del 2011.

Nello scontro diretto con il software per il riconoscimento facciale, Gary Collins vince passeggiando, nemmeno fosse il Brasile contro il Vaticano, se quest’ultimo avesse una rappresentativa calcistica: l’intelligenza artificiale, come detto, viaggia su una media di un volto riconosciuto su 4000, mentre Gary è di un altro pianeta, totalizzando 180 riconoscimenti a partire dalle stesse immagini.

Un talento incredibile, che, valutato mediante opportuni test effettuati dall’Università di Greenwich, è stato battezzato come una capacità fuori del comune nell’associare ad un volto il nome della persona, e per fuori del comune, tanto per essere precisi, si intende che solo il 2% della popolazione è provvisto di un simile talento, la cui dicitura semi tecnica è ”super recognizer”.

Una piccola debolezza: pare che Gary, quando vede un volto nuovo, indulga più del dovuto a fissare, come se il suo cervello in qualche modo si beasse dell’immagazzinare nuovi dati, scatenando così quella reazione da pub a ridosso dell’orario di chiusura (“e tu cos’hai da guardare?”) che può precedere uno spintone, una manata o giù di lì.

Effetti collaterali del talento, si potrebbe dire, che comunque non impediscono certo al super recognizer di procedere nella sua innaturale e pazzesca catalogazione.

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