“T’ immagini”…lettera ai tifosi : la passione che smuove le budella

Firenze

“T’ immagini”…lettera ai tifosi : la passione che smuove le budella

Pelle d’ oca.
E’ quella che ti viene leggendo le righe scritte qui di seguito.
Non son frutto d’ una dorata penna.
Son distillate direttamente da quel succo denso, del color dell’ uva matura, che scorre nelle vene di coloro che per anni, addirittura decenni, han gridato il loro amore per una maglia.
Una maglia, appunto, viola.
Le ha scritte una ragazzo che ha deciso di condividerle con noi e con i lettori de “Ildodicesimouomo.net“.
Si chiama Marco Fiorita, e noi lo ringraziamo sinceramente.
Perchè le sue parole sono un inno al tifo, alla passione, al bel calcio.
Un inno alla gioia.

“T’immagini se fosse sempre domenica, con la trasferta libera e la Fiorentina fosse prima in classifica.’ Così comincia il coro della Curva Fiesole; coro partito dal ‘solito’ parterre che rivisita in chiave calcistica la canzone di Vasco, ricucendola come un meticoloso sarto addosso all’immagine di un calcio che era e vestendo i sentimenti di quanti, con il calcio di oggi, non si riconoscono più.

Il calcio del biglietto nominale prima e della tessera poi, il calcio dei tornelli e degli stuart, il calcio dei diritti tivù e delle trasferte vietate, il calcio delle partite il mercoledì, venerdì e lunedì. In due parole, il calcio moderno.E’ un’assolata domenica fiorentina, una di quelle domeniche che profumano di primavera. Difficile dare peso alla partita, come del resto è difficile darne a tutta la stagione della Fiorentina. Ma la gente allo stadio c’è e la ‘minoranza’ e sempre là, compatta, rumorosa al suo posto, nel Parterre. Un’occhiata alle gradinate della Fiesole. Quasi tutti seduti, silenzio, niente cori ne’ battimani; un’altra occhiata, stavolta al biglietto: no, nessun errore, non è la Maratona. Qualcosa non va, troppo insipida anche per chi non ha grossi ricordi della Fiesole degli anni ’80 e ’90. Anni in cui il movimento ultras fiorentino era ammirato, temuto e , soprattutto, rispettato da tutti; anni in cui il Comunale era un catino e i dodicimila cani arrabbiati, assiepati in quella stessa curva, facevano tremare le gambe ai calcianti che uscivano dal tunnel bianco; anni in cui la fedeltà alla maglia era un valore, così come lo era la lealtà tra ultras.

Sembrano leggende, sembra che sia passato un secolo. Ma negli occhi di chi quel periodo l’ha vissuto e nella mente di chi, ancora troppo giovane, l’ha solo sfiorato, il ricordo è vivo.Non si può allora lasciare che il triste spettacolo della Fiesole ‘a sedere’ vada in scena. No, questo il Parterre –ormai senza ombra di dubbio la vera avanguardia del tifo organizzato fiorentino- non lo può permettere. I ragazzi meno giovani, quelli con qualche capello bianco in testa, salgono tre/quattro gradoni e alzano il volume di due tacche; si rivolgono verso le gradinate, dando le spalle al campo. La partita non conta più niente. Così come lo scudiero non può pretendere niente dal proprio cavaliere se egli è il primo a tenere basso, senza orgoglio alcuno il gonfalone che lo rappresenta, allo stesso modo questa curva non ha il diritto di lasciare sola la sua squadra la domenica, per poi parlarne male e indignarsi il lunedì.

Ci provano gli ultras, dal basso, a coinvolgere il più possibile il resto della curva, ma è difficile riportare a galla qualcosa che giace ventimila leghe sotto i mari.Rassegnazione, una parola che nel vocabolario fiorentino non esiste: se c’è una cosa che contraddistingue da sempre la gente di Firenze è la capacità di sdrammatizzare e di riuscire a scherzare su tutto, anche sulle situazioni più dure da mandare giù. Con questo spirito, il colorato e rumoroso gruppo delle scalinate inferiori si ricompatta attorno a se stesso; e ci riesce sempre così bene perché ciò che accomuna e tiene uniti quei ragazzi è la condivisione di valori antichi e lo stesso irrazionale, incondizionato amore per la propria maglia e per la propria città.Giancarlo Antognoni; ‘Antonio’, l’unico dieci di Firenze, l’emblema attorno al quale tutti uniti si raccolgono; impressa indelebile nella mente di tutti è l’immagine del capitano, campione vero, vero uomo. Quella bandiera con la sue effigie sventola nel cuore della curva ogni domenica.

E ogni domenica è bello sapere che, in un calcio omologato, ormai una sorta di Grande Fratello, esistono ancora persone capaci di dar vita a idee, a fantasie.. fantasie che volano libere.. fantasie che a volte fan ridere…”
M. F.

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