Tagli alla sanità, dl fermo per mancanza di senatori COMMENTA  

Tagli alla sanità, dl fermo per mancanza di senatori COMMENTA  

Nuovo stop ieri in Senato per il disegno di legge sui tagli alla sanità.
Non per cause relative a un’anima discussione politica, bensì per effetto della mancanza del numero minimo di senatori necessario a validare l’assemblea.

Cose che possono succedere, si può pensare, se si vuole essere bonari. Non fosse che è la quarta volta che questo disegno di legge incappa in un arresto forzato perché vengono a mancare i protagonisti che ne dovrebbero portare avanti la discussione.

In realtà, non sembra essere affatto un problema di pigrizia, perché i tagli paventati dalla ministra della salute Beatrice Lorenzin, sebbene promossi a pieni voti all’inizio di questo mese in occasione di una conferenza stato regioni (dove solo il Veneto si è sfilato, tenendo i propri rappresentanti fuori dalla sala della discussione), avrebbero fatto storcere il naso a parecchi.

L’ipotesi tagli, con una sforbiciata iniziale di 2 miliardi, destinati col tempo a diventare 10, è da molti interpretata come una sorta di trabocchetto.
Se i favorevoli sottolineano che la riduzione di spesa sanitaria si trasformerà subito in un taglio delle tasse, i contrari rispondono che le cose non stanno per nulla così, e che ciò che non verrebbe più pagato a suon di tasse sarebbe pagato, sempre dai cittadini, in termini di accesso alle prestazioni del servizio sanitario nazionale.

L'articolo prosegue subito dopo

A dirlo a chiare lettere è, fra gli altri, il coordinatore nazionale degli assessori regionali alla sanità Luca Coletto, secondo il quale “se si prosegue così salta il sistema della universalità della sanità pubblica e tutte le Regioni andranno in Piano di rientro. In sostanza, oltre alle tasse, gli italiani dovranno pagare le prestazioni sanitarie privatamente”.

Leggi anche

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*