Taxi in rivolta: proclamato sciopero nazionale per il 23 marzo

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Taxi in rivolta: proclamato sciopero nazionale per il 23 marzo

Taxi in rivolta: proclamato sciopero nazionale per il 23 marzo

I taxi italiani si fermeranno il prossimo 23 marzo dalle 8.00 alle 22.00. Lo sciopero nazionale è stato proclamato per protestare contro le norme che favoriscono Uber e NCC.

Le auto bianche non ci stanno e davanti alla mancanza di risposte adeguate da parte del Parlamento, scelgono di proseguire la linea dura. Per questo motivo i sindacati di categoria, riuniti a Roma, hanno deciso di indire uno sciopero nazionale dei taxi per la giornata di giovedì 23 marzo. I tassisti incroceranno le braccia dalle 8.00 alle 22.00, ma è stato assicurato che saranno rispettate le fasce di garanzia ed effettuati i trasporti che rientrano nei servizi sociali, come quello di anziani, malati e portatori di handicap.

Quello del prossimo 23 marzo sarà il primo sciopero nazionale dei taxi dal 2012, quando a capo del governo c’era Mario Monti, a questa parte. “Ancora una volta siamo stati umiliati – recita il comunicato che annuncia lo sciopero – il governo non è stato in grado di fornire alcun tipo di risposta a delle semplici domande, nascondendosi dietro la sovranità del Parlamento”. Le auto bianche sono da mesi in agitazione perché, a loro giudizio, vittime della concorrenza sleale da parte dei servizi di noleggio con conducente (NCC) e di Uber, il servizio che mette in comunicazione autisti e utenti tramite un’app per smartphone.

Uber, in particolare, rispetto ai taxi con licenza gode di una quasi assoluta deregolamentazione, che consente di applicare tariffe a piacimento, mentre quelle delle auto bianche sono fissate a livello comunale.

La multinazionale americana del trasporto non di linea, tuttavia, sta cercando di instaurare un dialogo con i tassisti. Per farlo ha inviato una lettera a tutte le sigle sindacali del settore proponendo un incontro a porte chiuse per il prossimo 20 marzo. Il general manager di Uber Italia, Carlo Tursi, ha scritto nella lettera che crede sia giusto aprire “una porta ad un confronto civile e onesto”.

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