Teatro della Pergola: “Dal 25 febbraio in scena le “Operette Morali” di Leopardi

Firenze

Teatro della Pergola: “Dal 25 febbraio in scena le “Operette Morali” di Leopardi

martone

Ancora una volta il “Teatro della Pergola” di Firenze offrirà per gli amanti del teatro uno spettacolo suggestivo e fuori dagli schemi che sicuramente sarà apprezzato da un pubblico raffinato e capace di comprendere la grande poesia di Giacomo Leopardi. Le “Operette Morali” che saranno messe in scena dal 25 febbraio sono infatti un grande capolavoro di poesia in prosa e di altissimo pensiero filosofico. Il capolavoro del recanatese sarà messo in scena con la regia di Mario Martone. Nel comunicato stampa si legge: <<Ironico, arguto, sorprendentemente contemporaneo. Questo è Leopardi secondo Mario Martone, che – già regista della pellicola Noi Credevamo e in questi giorni al montaggio del film biografico sul poeta recanatese – continua il suo viaggio nell’800 italiano. Martone da un capolavoro della letteratura italiana trae uno degli spettacoli teatrali di maggior successo degli ultimi anni Operette morali (Premio Ubu per il teatro 2011 e Premio La Ginestra 2011 per la miglior regia , Premio dello spettatore 2012 Teatri di Vita di Bologna ) frutto dell’adattamento a quattro mani, con Ippolita di Majo, di 16 quadri tratti dall’opera che Leopardi scrisse tra il 1824 e il 1832.

Alla vigilia del successo delle repliche di New York ad ottobre Martone ha riconfermato la necessità di portare in scena e al cinema un autore come Leopardi: ”Oggi è l’alba di Leopardi , soltanto ora ricomincia a parlarci. E ci parla di questioni fondamentali della vita: il rapporto con la natura e con la scienza, la ricerca della felicità e il valore delle illusioni. E’ un artista profetico , come Pasolini, e per questo entrambi continuano ad affascinare le nuove generazioni: hanno il coraggio di mettersi in gioco in ogni frase.” Sbarcano sulla scena , i temi più profondi del poeta, ma in una lingua e con una struttura viva e moderna più simile alla commedia che al teatro classico. Sullo sfondo di una scenografia immaginata dal grande artista Mimmo Paladino come una proiezione onirica in continua trasformazione, i nove attori che interpretano quaranta ruoli sono presenze rubate alla casa del poeta e danno voce e volto a quei dialoghi che dopo oltre un secolo svelano la loro natura teatrale.

La musica per il Coro di morti porta la firma del compositore Giorgio Battistelli, prezioso completamento di un cast d’eccezione , le sonorità sono elaborate da Hubert Westkemper e le luci sono di Pasquale Mari. Nella raccolta di ventiquattro componimenti in prosa, dialoghi e novelle, che compongono le Operette troviamo l’anima più profonda dell’autore: il rapporto dell’uomo con la storia, con i suoi simili e in particolare con la Natura; il raffronto tra i valori del passato e la situazione statica e decaduta del presente; la potenza delle illusioni e della gloria. I temi affrontati sono fondamentali, primari: la ricerca della felicità e il peso dell’infelicità, la natura matrigna, la vita che è dolore, noia. In questo panorama di atmosfere astratte e glaciali la ragione si distingue come unico strumento per sfuggire alla disperazione. Le Operette rappresentano una perfetta orchestrazione di toni sulla vita e sulla morte: nella visione leopardiana, l’uomo si muove all’interno di una natura cieca, dalla quale non può ottenere nulla.

Sprezzante verso l’idea di progresso, scientifico e spirituale, il poeta irride le conquiste dell’umanità come pure finzioni, chimere di un progresso senza costrutto. Cosa rimane dunque all’uomo? «L’idea di Mario Martone – scrive Ippolita di Majo, drammaturgo dello spettacolo- di mettere in scena le Operette morali di Giacomo Leopardi, un testo fuori dal canone della letteratura teatrale, nasce dal serrato confronto con la cultura e con la storia d’Italia del XIX secolo che lo ha impegnato negli ultimi anni di lavoro in campo cinematografico. A monte sta l’urgenza, artistica e civile, di riandare alle origini della scrittura teatrale nazionale per interrogarsi sui suoi potenziali e i suoi limiti: da Alfieri a Manzoni, appunto a Leopardi. Le Operette morali offrono spunti di straordinaria efficacia e forza espressiva. L’idea di scrivere dei “dialoghetti satirici alla maniera di Luciano” nasce nel giovane Leopardi dal problema insoluto con la ‘drammatica’, ovvero con la scrittura teatrale tradizionalmente intesa: “io che non mi posso adattare alle cerimonie non mi adatto anche a quell’uso; e scrivo in lingua moderna”, fa dire infatti con orgoglio a Eleandro nel Dialogo di Timandro e di Eleandro.

E ancora: “Ne’ miei dialoghi, io cercherò di portare la commedia a quello che finora è stato proprio della tragedia cioè i vizi dei grandi, i principi fondamentali della calamità e della miseria umana, gli assurdi della politica, le sconvenienze appartenenti alla morale universale e alla filosofia, l’andamento e lo spirito generale del secolo, la somma delle cose, della società, della civiltà presente, le disgrazie, le rivoluzioni e le condizioni del mondo, i vizi e le infamie…”. La forma dialogica consente inoltre a Leopardi una vertiginosa frammentazione dei punti di vista, e in quasi tutti i personaggi, che si susseguono come in un arsenale delle apparizioni, si riflette il suo versatile e molteplice ingegno, la potenza creativa delle contraddizioni che animano il suo pensiero e danno corpo alla sua folgorante ironia. Si tratta di un testo che non si può definire teatrale in senso classico, ma che è stato pensato come una commedia, in una lingua e con una struttura così vive e moderne da far saltare i riferimenti drammaturgichi del secolo in cui è stato scritto per approdare a una profonda consonanza con esperienze fondamentali del teatro del Novecento.

Con la messa in scena di Operette morali Mario Martone riprende il filo del suo spettacolo L’opera segreta (messo in scena al Teatro Mercadante di Napoli, nel dicembre del 2004), in cui la parte finale era dedicata al lungo soggiorno napoletano di Leopardi. Il progetto è quello di affrontare il testo nel suo insieme, operando dei tagli all’interno, ma preservando ne la struttura complessiva: il rapporto dell’uomo con la storia, con i suoi simili e in particolare con la Natura; il raffronto tra i valori del passato e la situazione statica e decaduta del presente; la potenza delle illusioni e della Gloria. Lo spazio scenico dove lo spettacolo ha debuttato nel 20 11 è quello raccolto della sala ottocentesca del Teatro Gobetti di Torino, dove, in una sorta di forma assembleare, hanno preso vita come in una visione magmatica e indefinita, gli dèi, gli spiriti e gli uomini che abitano la scena “arcana e stupenda”, ma anche irresistibilmente comica delle Operette morali».

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