Tennis US Open, tutti per Federer, ma Djokovic vince ancora

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Tennis US Open, tutti per Federer, ma Djokovic vince ancora

Djokovic più forte di tutto e di tutti. Difficile che sui campi da tennis si veda un vero e proprio tifo, come invece accade per quasi tutti gli altri sport.

Il pubblico del tennis, infatti, ama essere aristocratico, vuole dare l’idea di volersi godere lo spettacolo, senza parteggiare per l’uno o per l’altro dei contendenti. Di solito.

Colpisce quindi ancora di più il fatto che il numero uno al mondo, il serbo Novak ‘Nole’ Djokovic abbia dovuto giocare la finale degli US Open non solo contro il suo avversario, lo svizzero Roger Federer, ma pure contro altre 20 mila persone, che non hanno fatto mistero – diciamo così – di non tifare per lui.

Fra gridolini e urla, si è arrivati anche un po’ oltre il semplice tifo per Federer, nel senso che, in alcuni casi, gli interventi del pubblico hanno dato l’impressione di voler quasi disturbare il serbo, che, però, ha reagito con classe, freddezza, distacco e persino un po’ di autoironia, non lasciandosi influenzare da nulla che non stesse accadendo sul rettangolo di gioco.

Che Federer sia bello da vedere all’opera è cosa indubbia: lo svizzero è un giocatore fantastico, per certi versi inarrivabile, ha colpi geniali, che sembrano a volte addirittura sfidare le leggi di natura.

Ovvio che al pubblico piaccia uno così. Ma Djokovic, in questo momento, ha rivali solo se qualcosa gli si inceppa a livello mentale. Il serbo ha una resistenza impossibile da contrastare, perché è in grado di arrivare a giocare l’ultima palla di un quinto set con la stessa freschezza atletica di quando ha cominciato il match, perché riesce sempre a impostare il colpo giusto, perché spreca pochissimo, perché nulla sembra in grado di scalfire la sua sicurezza.

Djokovic si è aggiudicato il primo set con relativa facilità per 6 a 4, poi ha subito il ritorno di Federer che, osannato dal pubblico, ha pareggiato i conti conquistando il secondo set per 7 a 5, ma con un dispendio di energie che ha finito per favorire Nole.

Per quest’ultimo, prolungare il match rendendolo più faticoso diventa un’arma pressoché infallibile, e, infatti, dall’inizio della terza frazione del match in poi, Djokovic prende il largo.

Federer c’è ancora, ma sbaglia molto, troppo per una partita del genere e contro un avversario del genere. Il serbo lo manda in apnea, dal punto di vista fisico e, forse ancora di più, da quello mentale, perché gli annulla una quantità spropositata di palle break (alle fine del match saranno 18) e poi gli sfila davanti come se niente fosse.

6 a 4 il parziale del terzo e del quarto set, per il 3 a 1 finale che consegna a Djokovic la vittoria numero 10 in un torneo dello Slam.

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