Terremoto: come la tradizione interpreta i segnali

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Terremoto: come la tradizione interpreta i segnali

terremoti e caldo
Terremoti e caldo anomalo: come la tradizione popolare interpreta i segnali.

Ondate di caldo e terremoti: secondo un’antica credenza ci sarebbe un legame. Scettica la scienza, che rigetta tale ipotesi.

Il meteo dei giorni scorsi è stato caratterizzato da un’ondata di caldo anomalo di origine sahariana. Un potente anticiclone nord africano si impossessava dell’Italia facendo schizzare all’insù i termometri. In talune località, soprattutto in Sardegna, la colonnina di mercurio raggiungeva l’incredibile valore di 35°C, ma la soglia dei 30°C era all’ordine del giorno in tantissime altre aree del Sud e della Sicilia.

Si è parlato di caldo anomalo perché lo scostamento dalle medie stagionali era incredibile: 10-12, anche 15°C. Ma al di là dei vari discorsi su cambiamenti climatici, riscaldamento globale e quant’altro, uno degli argomenti che vi sarà capitato senz’altro di leggere è la correlazione tra il nuovo terremoto del Centro Italia e le alte temperature precedenti. Sapete perché? Perché c’è un’antica credenza popolare che sosterrebbe il forte legame tra i movimenti tellurici e le ondate di caldo.

Statistiche alla mano, non sempre è così.

Ad esempio, il devastante terremoto che colpì l’Emilia oltre quattro anni fa non avvenne in condizioni di caldo anomalo, neppure quello che devastò l’Aquila nell’aprile del 2009 (tutt’altro, faceva ancora freddo).

Altri terremoti sarebbero invece avvenuti dopo periodi contrassegnati da anomalie termiche positive: quello del Friuli del maggio 1976 e quello dell’Irpinia del 1980.

Ovviamente gli esperti del settore rigettano con forza tale ipotesi. Secondo sismologi e geologi non ci sarebbe alcuna correlazione e la radiazione solare non sarebbe in alcun modo capace di influenzare i movimenti della crosta terrestre, sovente a grandi profondità. Radiazione che, come ben noto, dopo una certa profondità nel suolo non ha più alcun effetto.

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