Terremoto: differenza tra scala Mercalli e scala Richter  COMMENTA  

Terremoto: differenza tra scala Mercalli e scala Richter  COMMENTA  

Movimento tellurico: che differenza intercorre tra Scala Mercalli e quella Richter? Scopriamolo insieme….

Negli ultimi tempi, a seguito del verificarsi di un intenso sciame sismico che sta interessando in maniera continuativa l’Italia centrale, in particolare l’area tra Marche ed Umbria, si sente molto spesso parlare di scala Richter e scala Mercalli e quasi sempre si fa confusione sui significati o, in certi casi, non si conosce per nulla il significato di questi termini. Onde evitare di cadere nell’ignoranza è necessario porre chiarezza, ecco qui una guida utile per comprende, una volta per tutte le differenze che intercorrono tra scala Mercalli e scala Richter.

Fino a qualche tempo fa, i terremoti erano classificati a seconda degli effetti visibili che provocavano nell’ambiente circostante a case, edifici, persone, infrastrutture e la scala Mercalli, il cui nome deriva dallo scienziato italiano studioso, proponeva una scala da 1 a 12 gradi, all’interno della quale si cercava d’indicare l’intensità della potenza e del grado di distruzione cagionato dal sisma.

In sintesi, la scala di Mercalli prevede i dodici stadi qui di seguito enucleabili:

  1. Non percepito dalle persone;
  2. Percepito dalle persone in riposo nei piani alti degli edifici;
  3. Percepito nelle case. Oscillazione di oggetti appesi. Vibrazioni simili al passaggio di autocarri leggeri. Stime della durata della scossa. Talvolta non riconosciuto come terremoto;
  4. Oscillazione di oggetti appesi. Vibrazioni simili al passaggio di autocarri pesanti. Scossa assimilabile a una pesante palla che percuote le pareti. Oscillazione di automezzi fermi. Movimento di porte e finestre. Tintinnio di vetri. Vibrazione di vasellami. Nello stadio superiore del IV scricchiolio di strutture in legno;
  5. Risentito all’esterno. Possibile stima della direzione di provenienza. Sveglia di persone dormienti. Movimento della superficie di liquidi e versamento dai recipienti. Spostamento o rovesciamento di oggetti instabili. Oscillazione di porte che si aprono o si chiudono. Movimento di imposte e quadri. Arresto, messa in moto, cambiamento del passo di orologi a pendolo.

  6. Sentito da tutti. Spavento e fuga all’esterno degli edifici. Barcollare di persone in movimento. Rottura di vetrine, piatti, vetrerie. Caduta dagli scaffali di ninnoli, libri ecc. e di quadri dalle pareti. Spostamento o rotazione di mobili. Screpolature di intonaci deboli e di murature realizzate con materiali deboli. Suono di campanelli di chiese o di scuole. Stormire di alberi e cespugli.
  7. Difficile stare in piedi. Risentito dai guidatori di automezzi. Tremolio di oggetti sospesi. Rottura di mobili. Danni alle murature deboli incluse fenditure. Rotture di comignoli deboli situati sul colmo dei tetti. Caduta di intonaci, pietre, tegole, cornicioni. Qualche lesione a murature. Formazione di onde sugli specchi d’acqua; intorbidamento di acque. Piccoli smottamenti e scavernamenti in depositi di sabbia e ghiaia. Forte suono di campane. Danni ai canali d’irrigazione rivestiti.
  8. Risentito nella guida di automezzi. Danni a murature, crolli parziali. Alcuni danni a murature più robuste. Caduta di stucchi e di alcune pareti in muratura leggera. Rotazione e caduta di camini, monumenti, torri, serbatoi elevati. Costruzioni con strutture in legname smosse dalle fondazioni se non imbullonate; pannelli delle pareti lanciati fuori. Rottura di palizzate deteriorate. Rottura di rami di alberi. Variazioni di portata o di temperatura di sorgenti e pozzi. Crepacci nel terreno e sui pendii ripidi.
  9. Panico generale, distruzione di murature deboli, gravi danni alle altre murature, talvolta con crollo completo; seri danni a murature robuste (danni generali alle fondazioni). Gravi danni ai serbatoi. Rottura di tubazioni sotterranee. Rilevanti crepacci nel terreno. Nelle aree alluvionali, espulsione di sabbie e fango, formazione di crateri di sabbia.
  10. Distruzione di gran parte delle murature e delle strutture in legname, con le loro fondazioni. Distruzione di alcune robuste strutture in legname e di ponti. Gravi danni a dighe, briglie, argini. Grandi frane. Dis-alveamento delle acque di canali, fiumi, laghi. Traslazione orizzontale di sabbie e argille sulle spiagge e su regioni piane. Rotaie debolmente deviate.
  11. Rotaie fortemente deviate. Tubazioni sotterranee completamente fuori servizio.
  12. Distruzione pressoché totale. Spostamento di grandi masse rocciose. Linee di riferimento deformate. Oggetti lanciati in aria.

Il principale difetto della scala Mercalli è che il valore dipende sì dal sisma, ma pure dai danni che esso provoca e tali danni, a loro volta, dipendono da cosa è visibile e presente sulla superficie.

Di qui la necessità di realizzare una scala più adeguata di quella di Mercalli relativamente alla potenza scatenata dai terremoti: l’introduzione della scala Richter, dal nome dello studioso che l’ha introdotta a pieno regime. La scala Richter prevede un confronto matematico tra i tracciati degli eventi tellurici rilevati in più siti nel mondo ed uno posto a 100 Km. dall’epicentro. Con questo sistema così ideato è stato possibile computare l’effettiva potenza sprigionata dai vari eventi sismici.

La scala Richter ha introdotto negli studi geologici i concetti di: “magnitudo”, il logaritmo matematico dell’ampiezza massima dell’evento sismico misurata. In poche parole stima la magnitudo (M) dalla massima ampiezza registrata da un sismometro, cioè da uno strumento in grado di misurare pure i più piccoli movimenti tellurici del suolo. Tale scala è quindi una scala di tipo quantitativo che misura le peculiarità fisiche del terremoto, è una scala continua, cioè la magnitudo di due eventi sismici di diversa entità può divergere anche per un solo decimo.
La scala Richter, a differenza di quella Mercalli parte da zero, che equivale alla liberazione di una potenza energetica pari a 1012erg. Fino a questo momento non sono stati registrati eventi sismici con una magnitudo superiore di 8,6.

Per avere un’idea grossolana dell’energia dei terremoti, basti pensare che un movimento tellurico di magnitudo 6.0, libera una potenza energetica paragonabile a quella della bomba di Hiroshima, pari a 30 milioni di kilowattora.

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