Terremoto Emilia Romagna: in arrivo 50 milioni e tasse sospese COMMENTA  

Terremoto Emilia Romagna: in arrivo 50 milioni e tasse sospese COMMENTA  

Il consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza per i territori delle province di Bologna, Modena, Ferrara e Mantova colpiti dal sisma del 20 maggio 2012, fissandone la durata a 60 giorni e attribuendo la competenza a coordinare gli interventi al Capo del Dipartimento della Protezione Civile. Subito a disposizione delle zone terremotate ci saranno 50 milioni di euro del Fondo per la Protezione Civile, appositamente rifinanziato. “Le risorse stanziate -si sottolinea in un comunicato di Palazzo Chigi – serviranno a coprire tutte le spese per i soccorsi, l’assistenza e la messa in sicurezza provvisoria dei siti pericolanti. In caso di necessità, sarà possibile integrare le risorse attingendo al Fondo di riserva per le spese impreviste. Pertanto non è stato necessario procedere ad alcun aumento delle accise”.

Il premier Mario Monti ha quindi annunciato l’intenzione di rinviare il pagamento dell’Imu sugli immobili e gli stabilimenti industriali che saranno dichiarati inagibili.

Già nella mattina il premier aveva annunciato la possibilità di sospendere i pagamenti fiscali. Arrivato a Ferrara ieri sera, Monti questa mattina ha visitato le zone più colpite dal sisma insieme al capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, e al presidente della Regione Emilia-romagna, Vasco Errani. Prima tappa Sant’Agostino, il paese che ha pagato più duramente in termini di vittime. Qui il premier ha ricevuto qualche contestazione da parte di alcuni cittadini che al suo arrivo hanno gridato: ”vergogna”, ”andate a casa”, “ladri”, “abbasso le banche”.
Monti, tuttavia, non si è scomposto. “Sono venuto, prima di tutto, il senso di vicinanza del governo a queste famiglie e alla popolazione così colpite negli affetti e nell’attività quatidiana, e per rendermi conto di persona dei gravi danni subiti dal tessuto produttivo di una terra così intraprendente”, ha detto al termine dell’incontro con i parenti delle vittime spiegando che “per poter dare il sostengo necessario, in Consiglio dei ministri sarà dichiarato lo stato di emergenza, verrà emessa una ordinanza della Protezione civile”.
A proposito degli interventi del governo, il premier ha parlato di “due cose: la necessità di riattivare al più presto il tessuto industriale locale, che per le caratteristiche che lo contraddistinguono è fondamentale anche per l’economia di tutto il Paese, e il ripristino delle perdite gravi e diffuse riguardanti il patrimonio culturale”. Relativamente alla richiesta esentare dal pagamento dell’IMU le zone terremotate ha aggiunto: “Con il presidente della Regione Errani abbiamo convenuto che sarà necessario prevedere dei provvedimenti fiscali, in particolar modo si è parlato di un intervento che mobiliti le banche affinché aiutino gli imprenditori a ristrutturare e riprendere al più presto la loro attività”.

Il presidente del Consiglio ha sottolineato poi di aver notato “una ottima sintonia tra le diverse strutture e una grandissima voglia di riprendere la vita normale. E’ un altro esempio di forte vitalità che l’Emilia Romagna offe all’Italia”. È una terra, ha osservato, “che dobbiamo aiutare a tornare produttiva al più presto con le piccole imprese, sia industriali, sia agricole. La situazione è problematica, ma ho visto anche le premesse per una ripresa rapida”.
Intanto arrivano i primi dati ufficiali dal sisma: il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Antonio Catricalà ha detto che sono 5.262 le persone evacuate, mentre sono 7.000 i posti letto attualmente disponibili. I comuni maggiormente colpiti sono 39. “Monti mi ha detto che si impegna a fare tutto il necessario. Il governo sta pensando al rinvio dell’Imu e alla deroga del patto di stabilità e agli interventi straordinari sul patrimonio culturale”, ha puntualizzato in un’informativa alla Camera, aggiungendo che “ogni misura necessita di copertura finanziaria. Ma la volontà di intervenire con urgenza c’è.
Catricalà ha poi smentito quanto riferito da alcuni media, e cioè che il governo starebbe pensando a un sistema di assicurazioni contro le calamità come unico strumento per il risarcimento ai privati. “Non è previsto dal decreto legge, che si limita a prevedere la possibilità di assicurazioni contro il rischio di catastrofe, e prevede uno sgravio fiscale per incentivarle”. Una assicurazione obbligatoria “sarebbe una nuova tassa che il governo non si sente di porre, e sarebbe un sistema iniquo se si trattasse di assicurazioni volontarie” che non tutti possono permettersi, ha spiegato il sottosegretario.

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Quanto all’aumento delle accise sulla benzina, Catricalà ha precisato che “è sbagliato” affermare che sia l’unico modo per fronteggiare l’emergenza: “Non è vero, è un errore tecnico, commesso da chi non ha letto il decreto legge e ci spiace che questa informazione, sbagliata, sia stata data dalle tv ai cittadini. Solo se ci sarà necessità verrà aumentata l’accisa”.
Il sottosegretario ha infine messo il punto sulla polemica sulla durata dello stato d’emergenza: “Il decreto legge sulla protezione civile prevede che “lo stato di emergenza duri di regola 60 giorni nella prima ordinanza, poi prorogabili di regola di altri 40: quel ‘di regola’ significa che può esserci un’eccezione in ragione di particolari e gravi esigenze, valutate dal governo per cui i secondi 40 giorni possono diventare 100, 200 o 300. Non c’è un tetto massimo”, ha spiegato Catricalà.
(Fonte Adnkronos)

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