The end e i premiati Ubu : Babilonia Teatri in scena

Teatro

The end e i premiati Ubu : Babilonia Teatri in scena

I Babilonia Teatri sono più che mai rock, punk e pop. Tre termini che sintetizzano perfettamente l’impatto comunicativo dei loro spettacoli. Arriva in anteprima “The end” il loro ultimo progetto di ricerca che analizza le mille contraddizioni di una società intenzionata a rimuove anche solo l’idea del tempo che passa, che rifiuta la vecchiaia, che nega la morte. Quest’ultima viene spesso vista come il rimosso della nostra società, qualcosa di cui aver paura, da temere, ma soprattutto da rifutare.

Una nuova produzione del gruppo veronese, premiato al premio Ubu 2011.

Un teatro sperimentale che racconta dell’angoscia della morte, fulcro di contraddizioni insanabili : ricercata come via di fuga, temuta come l’ultima mossa in una scacchiera votata all’arrocco. Il suicidio come arma di difesa, the end. Jim Morrison e Kurt Cobain discutono tra le note, lasciando intuire molto più di quanto possano esprimere con le loro parole. La scrittura è nervosa, fresca, diretta, senza mezzi termini.

Non è un inno alla morte, si intenda.

Solo la ricerca di quanto rimosso, una comprensione dell’esistenza come dell’unica forma espressiva di un’identità vigile e attenta, pronta a votarsi alla fine solo per il riconoscimento della propria fine, del proprio deperimento in ordine alla lucidità che può condurre e istruire una vita intera.

Viene ricordata anche Eluana, per porre l’accento sulle ragioni che li pongono in diretto conflitto con l’alimentazione forzata e l’accanimento terapeutico.

La morte viene scandagliata e analizzata in tutti i suoi aspetti, sotto la lente creativa di una parola e di una scrittura che non lasciano spazio ad interpretazioni differenti da quelle che si vogliono comunicare. Diretti e precisi, vanno al sodo e ci vanno con solerte inquietudine.

Anche il Cristo, qui gigantesco da navata appeso che scende dal soffitto, è apparso per salvarci ed invece è stato ucciso senza aver risolto i problemi. E mentre i due sulla scena (Valeria Raimondi sta al mixer perché in gravidanza) si contorcono e muoiono, nel ciclo naturale delle cose, vengono appesi, come ladroni al fianco del Salvatore, due teste (vere) di un manzo e di un asino, come dire che il fiato del bue e dell’asinello (a Santarcangelo c’era un suino tranciato in due, omaggio alla Romagna) non è servito a niente se non a continuare a far andare avanti la carriola dell’esistenza.

E’ sempre più dura la vita per gli atei, per i miscredenti, senza appigli, senza preghiere, senza nessuno che dall’alto possa sistemare le pedine sulla scacchiera e farci felici. E’ molto più auto-responsabilizzante credere che ogni atto, azione e conseguenza futura sia figlia, applausi o fischi che arrivino, delle nostre scelte. Ed è come un passaggio di morte tra gli animali decapitati ed i due Babilonia senza respiro sotto.

Prossime Date :

14-15 gennaio al Teatro Studio Scandicci di Firenze

27-28 gennaio Teatri di Vita, Bologna

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