Ti ricordi la Casa Rossa? Lettera a mia madre COMMENTA  

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SCARPATI

 

Mentre una madre perde inesorabilmente la memoria, il  figlio non fa che ricordare, anzi impara a ricordare. Il racconto della Casa  Rossa è questo viaggio inversamente proporzionale, perché ora il tempo non fa  più da fissativo ma da solvente: il dissolversi delle memorie della madre è il  set dei ricordi del figlio.

Nell’itinerario percorso in direzioni contrarie c’è  la ricerca di un appuntamento, la rinnovata speranza di incontrarsi in qualche  fortunato luogo dell’anima. Come la Casa Rossa, nel Cilento, dove si trovano le  radici e le memorie, assieme autentiche e mitiche, di una famiglia.

Risalendo di  ricordo in ricordo, Giulio Scarpati “riracconta” alla madre, affetta dal morbo  di Alzheimer, la storia della sua famiglia: ripercorre tutte le tappe del  consueto viaggio a Licosa, per anni loro meta estiva e luogo a lei  particolarmente caro, fa il ritratto nitido della persona vitale che era prima  di ammalarsi, percorre ogni possibile strada per farla reagire e restituirle i  ricordi delle cose, dei nomi, di una vita intera.

E attorno alla Casa Rossa, il  cuore della memoria condivisa, ruotano gli aneddoti più malinconici e più  divertenti, a partire dal periodo della guerra e dai vecchi rituali cilentani,  l’esplorarsi dei corpi, la scoperta del sesso.

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Passando per le vicende del  Giulio angelo biondo, ragazzino sempre obbediente, al quale si contrappone  l’alter ego Giulio il pazzo, meno inquadrato e più artista.

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